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MINERVA GASTROENTEROLOGICA E DIETOLOGICA

Rivista di Gastroenterologia, Nutrizione e Dietetica


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Minerva Gastroenterologica e Dietologica 1999 December;45(4):233-44

Copyright © 1999 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese, Italiano

Palliazione endoscopica e chirurgica del carcinoma dell’esofago

Ferrante G., De Palma G., Elia S., Catanzano C., Cecere C., Griffo S., Sivero L., Costabile R.


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Obiettivo. Il carcinoma dell'esofago è frequentemente diagnosticato quando la malattia è già in una fase avanzata. Pertanto per la gran parte dei pazienti non è ipotizzabile un trattamento radicale bensì palliativo sia esso chirurgico o endoscopico, associato o meno a radio-chemioterapia. Lo scopo di questo studio retrospettivo è l'analisi dei risultati immediati e a distanza del trattamento endoscopico nei pazienti con cancro dell'esofago non resecabile. Si è proceduto inoltre all'analisi comparativa dei risultati ottenuti in questo gruppo rispetto ad un altro gruppo di pazienti sottoposto a chirurgia palliativa.
Metodi. Dal 1982 al 1998 458 pazienti con cancro dell'esofago hanno ricevuto un trattamento palliativo perendoscopico disostruttivo (427 pazienti), chirurgico (29 pazienti) e disostruttivo seguito da gastrostomia perendoscopica (2 pazienti). Dei pazienti trattati con tecniche perendoscopiche, 18 furono sottoposti a dilatazione, 53 a dilatazione associata a radioterapia, 236 ad impianto di protesi rispettivamente plastiche in 102 casi e metalliche espansibili in 134. In 120 pazienti è stata effettuata una ricanalizzazione mediante laser Nd-YAG.
Risultati. I risultati per i pazienti trattati con tecniche perendoscopiche vengono riferiti ai primi 30 giorni dopo il trattamento e a distanza ed espressi in termini di grado di disfagia sec. Visick. Per i gruppi di pazienti sottoposti a semplice dilatazione si è avuto un miglioramento (da Visick III-IV a Visick I-II) nel 33% dei casi e nel 54,7% quando è stata associata radioterapia. Risultati nettamente migliori si sono avuti in tutti i gruppi sottoposti ad impianto di protesi, associata o meno a brachiterapia, e a disostruzione mediante laser Nd-YAG, preceduta o meno da necrolisi chimica (range 90,3%-100%). Le complicanze più frequenti sono state l'ostruzione e la dislocazione della protesi. La sopravvivenza media è stata maggiore in assoluto per i pazienti sottoposti a disostruzione laser (7,2 mesi) mentre tra le protesi quelle metalliche hanno consentito migliori risultati rispetto a quelle plastiche sia in termini di sopravvivenza (6,2 vs 5,9 mesi) che di mortalità (2,4% vs 4,9%). Comparativamente al gruppo sottoposto a chirurgia palliativa la sopravvivenza media risulta sovrapponibile per i pazienti trattati con digiunostomia o gastrostomia mentre è significativamente maggiore per quelli sottoposti a resezione palliativa o a bypass rispetto ai pazienti trattati con impianto di protesi o disostruzione laser.
Conclusioni. Il trattamento palliativo dei pazienti con carcinoma esofagocardiale rappresenta ancora un problema complesso nelle sue strategie terapeutiche. La migliore palliazione attuabile è quella chirurgica pur gravata da una maggiore morbidità e mortalità rispetto alle tecniche perendoscopiche che possono costituire, in casi selezionati, una valida alternativa.

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