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ULTIMO FASCICOLOEUROPEAN JOURNAL OF PHYSICAL AND REHABILITATION MEDICINE

Rivista di Medicina Fisica e Riabilitativa dopo Eventi Patologici


Official Journal of the Italian Society of Physical and Rehabilitation Medicine (SIMFER), European Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ESPRM), European Union of Medical Specialists - Physical and Rehabilitation Medicine Section (UEMS-PRM), Mediterranean Forum of Physical and Rehabilitation Medicine (MFPRM), Hellenic Society of Physical and Rehabilitation Medicine (EEFIAP)
In association with International Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ISPRM)
Indexed/Abstracted in: CINAHL, Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,063

 

Europa Medicophysica 2002 Dicembre;38(4):215-218

 SHORT ORIGINAL ARTICLES

Gait patterns after traumatic brain injury

Gradenigo B.

Centro Car­dinal Fer­rari”, Fon­ta­nel­lato (­Parma)

Obiettivo. L’analisi del cammino può essere usata per suddividere una popolazione di pazienti in diversi gruppi, ciascuno caratterizzato da un pattern di movimento. In questo modo possono essere pianificati interventi specifici per il singolo pattern di movimento.
Metodi. Fra le classificazioni dei pattern di cammino proposte in Letteratura vengono esaminate quella di Knuttson, quella di Winter e quella di Mulroy e Perry. La classificazione di Knuttson è basata su dati goniometrici relativi al ginocchio e alla caviglia e su dati elettromiografici. La classificazione di Winter si basa su dati goniometrici delle principali articolazioni dell’arto inferiore. La classificazione di Mulroy e Perry si basa sulla velocità e su dati goniometrici relativi al ginocchio nelle fasi di terminal stance e di preswing. Tali classificazioni, originariamente proposte per le lesioni cerebrovascolari, vengono utilizzate su un campione di 14 soggetti con danno cerebrale traumatico.
Risultati. Secondo la classificazione di Knuttson i soggetti vengono divisi nel modo seguente: tipo I (preattivazione precoce dei muscoli della loggia posteriore della gamba) n. 7 (50%), tipo II (marcata riduzione dell’attività elettromiografia) n. 0 (0%), tipo III (coattivazione) n. 4 (29%), tipo IV (pattern più complessi) n. 3 (21%). Quindi con la classificazione di Knuttson è possibile assegnare il 79% dei pazienti, mentre il 21% è etichettato come tipo IV.
Seguendo la classificazione di Winter i soggetti vengono a essere suddivisi nel modo seguente: gruppo I (insufficiente controllo della caviglia) n. 6 (43%), gruppo (lo stesso problema, più la flessione plantare della caviglia in fase di stance) n. 3 (21%), gruppo III (riduzione della flessione del ginocchio in fase di swing per iperattività del quadricipite) n. 1 (7%), gruppo IV (stesso problema, più posizione di flessione dell’anca con un ridotto range di movimento) n. 2 (14%), più 2 casi non classificabili (14%).
Secondo Mulroy e Perry i soggetti vengono divisi nel modo seguente: gruppo 1 (veloci, con una velocità intorno al 66% di quella dei normali, con una eccessiva dorsiflessione di caviglia nella parte terminale della fase di stance, valori normali di estensione di ginocchio e anca nella parte terminale della stance e adeguata dorsiflessione della caviglia nella fase di oscillazione) n. 5 (36%), gruppo 2 (velocità intermedia: intorno al 41% di quella dei normali, con ridotta flessione del ginocchio all’accettazione del carico, normale dorsiflessione di caviglia ed estensione di ginocchio nella parte terminale della fase di stance) n. 6 (43%), gruppo 3 (flessi: con velocità intorno al 29% di quella dei normali, eccessiva dorsiflessione della caviglia, flessione di ginocchio e anca nella parte terminale della fase di stance) n. 1 (7%), gruppo 4 (estesi: con velocità intorno al 19% di quella dei normali, con inadeguata dorsiflessione e iperestensione di ginocchio nella parte terminale della fase di stance, flessione di ginocchio molto limitata e dorsiflessione di caviglia parzialmente inadeguata nella fase di oscillazione) n. 2 (14%).
Conclusioni. Questo studio suggerisce che le classificazioni dei pattern di cammino nate per i casi di sindromi del motoneurone superiore dovute a lesioni cerebrovascolari possono essere usate, anche se con qualche limite, nei soggetti con danno cerebrale traumatico.
Delle 3 classificazioni quella di Mulroy e Perry appare in grado di comprendere tutti i soggetti analizzati, nonostante qualche isolato valore goniometrico non corrisponda a quelli attesi.

lingua: Inglese


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