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ULTIMO FASCICOLOEUROPEAN JOURNAL OF PHYSICAL AND REHABILITATION MEDICINE

Rivista di Medicina Fisica e Riabilitativa dopo Eventi Patologici

Official Journal of the Italian Society of Physical and Rehabilitation Medicine (SIMFER), European Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ESPRM), European Union of Medical Specialists - Physical and Rehabilitation Medicine Section (UEMS-PRM), Mediterranean Forum of Physical and Rehabilitation Medicine (MFPRM), Hellenic Society of Physical and Rehabilitation Medicine (EEFIAP)
In association with International Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ISPRM)
Indexed/Abstracted in: CINAHL, Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,063

Periodicità: Bimestrale

ISSN 1973-9087

Online ISSN 1973-9095

 

Europa Medicophysica 2002 Dicembre;38(4):167-178

 ORIGINAL ARTICLES

Prevalence of neuropsychiatric disorders in traumatic brain injury patients

Cantagallo A., Dimarco F.

Rehabilitation Neuropsychiatry Unit Department of Rehabilitation and Post-acute Long-term hospitalization “Arcispedale Sant’Anna” University Hospital, Ferrara, Italy

Obiettivo. I disturbi neuropsichiatrici in pazienti con trauma cranio sono frequentemente osservabili nella pratica clinica e ben documentati in letteratura.
È noto, infatti, come i danni cerebrali modifichino lo stato biologico e psichico della persona e conseguentemente producono cambiamenti temporanei o permanenti in diversi comportamenti emozionali e motivazionali.
La causa della persistenza dei deficit neuropsichiatrici è tuttora controversa. Non è stato chiaramente definito qual’è il ruolo giocato da fattori psicologici, tra i quali anche il “guadagno secondario”, nel condizionare la risposta a un evento traumatico. Inoltre, fattori quali problemi psichiatrici premorbosi, la presenza di precedenti traumi cranici, la bassa scolarità, sono tutti correlati con la persistenza dei disturbi neuropsichiatrici.
Dopo un grave trauma cranio-encefalo (TCE) sono frequenti le alterazioni a lungo termine del comportamento e della personalità. Sono state riscontrate modificazioni della personalità in circa due terzi dei pazienti che avevano avuto gravi traumi cerebrali. Queste modificazioni sono solitamente l’impulsività, l’irritabilità, la riduzione della volontà, l’agitazione e l’aggressività.
La diagnosi di questi disturbi, tuttavia, presenta numerose difficoltà tanto da non costituire, attualmente, parte obbligata dell’assessment neurologico e neuropsicologico. I questionari comunemente utilizzati, infatti, sono prevalentemente di derivazione psichiatrica e, oltre a richiedere risposte attendibili da parte del soggetto, sono sia per tipologia delle sindromi indagate sia per lunghezza, difficilmente applicabili a una popolazione neurologica.
Inoltre, nella maggior parte degli studi, l’attenzione è stata focalizzata su patologie nosograficamente classificabili, tralasciando modificazioni importanti quali l’aggressività, l’irritabilità e la disinibizione frequentemente osservabili in questa tipologia di pazienti.
Obiettivo della presente ricerca è valutare la tipologia, la frequenza e la gravità dei diversi disturbi neuropsichiatrici indagati in una popolazione di pazienti con esiti di trauma cranico e successivamente studiare le relazioni con variabili demografiche e cliniche.
Un ulteriore obiettivo è quello di validare uno strumento diagnostico, per la valutazione della psicopatologia, il Neuro-Psychiatric Inventory (NPI), già utilizzato con pazienti dementi e recentemente usato anche in una popolazione di pazienti post-stroke, che possa permettere di predire lo sviluppo e gestire la terapia di disordini psicopatologici su vasta scala.
Lo strumento NPI presenta numerosi vantaggi rispetto alla somministrazione di questionari psichici di auto-valutazione e di rating scale in quanto si basa sulle informazioni del caregiver, e ciò consente di valutare le modificazioni comportamentali anche in pazienti con deficit neuropsicologici gravi e incapaci di fornire dati attendibili.
Allarga inoltre lo spettro di indagine permettendo un’indagine estesa, ecologica e veloce di diverse aree psicopatologiche e permette una quantificazione dei disturbi, consentendo così di monitorarne l’evoluzione e/o modificazione.
Metodi. A tal fine il NeuroPsychiatric Inventory elaborato da Cummings è stato somministrato a un campione di 53 pazienti che hanno subito un grave TCE, ricoverati presso l’Unità per Gravi Cerebrolesi dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Arcispedale S. Anna” di Ferrara.
Tutti i pazienti inseriti nella ricerca presentano una LCF (Level of Cognitive Functioning) ≥4 e la distanza dell’evento traumatico è di minimo 6 mesi.
Risultati. Dalla somministrazione dei 12 items originari della scala NPI emerge che il disturbo più frequente è l’irritabilità con una frequenza del 60,4%, seguito dalla depressione (58,5%) e dall’agitazione (50,9%). L’apatia è presente con una frequenza del 47,2% e l’ansia con il 37,7%. Altri disordini come il disturbo del comportamento alimentare (30,2%) e la disinibizione (22,6%) sono presenti ma in percentuale più bassa. Un secondo obiettivo era quello di studiare le relazioni dei disturbi neuropsichiatrici con le variabili demografiche e cliniche. Le variabili, lesione (monolaterale e bilaterale) e la gravità degli esiti (Glasgow Outcome Scale, GOS), risultano essere associate significativamente allo sviluppo di depressione, apatia, disturbi del comportamento alimentare e disturbi del comportamento notturno. Anche la durata della Post Traumatic Amnesia (PTA) risulta essere, nel nostro campione, una delle variabili predittive dell’insorgere successivo del disturbo depressivo. Si sono riscontrate delle relazioni significative tra le difficoltà, sia nelle relazioni sociali che nella ripresa del ruolo familiare, e la presenza di disturbi neuropsichiatrici.
Per concludere, è stata effettuata un’analisi per esaminare se esistono differenze significative in pazienti che hanno problemi lavorativi dopo il trauma e la presenza di disturbi neuropsichiatrici. Non sono state riscontrate differenze.
Conclusioni. I vantaggi di questa scala sembrano essere numerosi. In confronto agli strumenti classici, viene esplorata la varietà e non un solo aspetto dei disturbi neuropsichiatrici. Una valutazione sistematica con questa scala può aiutare a capire i cambiamenti comportamentali presenti nei vari stadi della patologia, in diverse tipologie di pazienti, la risposta al condizionamento comportamentale e alla terapia farmacologica.

lingua: Inglese


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