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EUROPEAN JOURNAL OF PHYSICAL AND REHABILITATION MEDICINE

Rivista di Medicina Fisica e Riabilitativa dopo Eventi Patologici


Official Journal of the Italian Society of Physical and Rehabilitation Medicine (SIMFER), European Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ESPRM), European Union of Medical Specialists - Physical and Rehabilitation Medicine Section (UEMS-PRM), Mediterranean Forum of Physical and Rehabilitation Medicine (MFPRM), Hellenic Society of Physical and Rehabilitation Medicine (EEFIAP)
In association with International Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ISPRM)
Indexed/Abstracted in: CINAHL, Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,063


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ORIGINAL ARTICLES  


Europa Medicophysica 2002 December;38(4):159-166

lingua: Inglese

Different cognitive trainings in the rehabilitation of visuo-spatial neglect

Rusconi M. L. 1, Meinecke C. 2, Sbrissa P. 3, Bernardini B. 4

1 Department of General Psychology University of Padua, Padua, Italy
2 Department for Medical Rehabilitation Azienda Istituti Ospitalieri, Cremona, Italy
3 Geriatric Institute P. Redaelli, Milan, Italy
4 Department for Rehabilitation Azienda Ospedaliera Provincia di Lodi, Lodi, Italy


FULL TEXT  


Obiettivo. La sindrome della negligenza spaziale unilaterale (NSU, o eminattenzione o neglect) si manifesta con segni e sintomi visuo-spaziali tra loro correlati ed è più frequentemente associata a lesioni dell’emisfero destro. La ricerca neuropsicologica inerente la NSU ha fornito contributi importanti riguardo le possibili interpretazioni del fenomeno e dei disturbi correlati; in anni più recenti, sono stati condotti alcuni studi in cui sono state applicate tali conoscenze in ambito clinico-riabilitativo con risultati interessanti.
Il nostro studio si propone di confrontare l’utilizzo di differenti trattamenti cognitivi per valutare quali tra questi possa risultare più efficace e stabilire se l’uso contemporaneo di una stimolazione sensoriale, quale la stimolazione elettrica transcutanea (TENS), possa, in qualche modo, influire sui risultati della riabilitazione cognitiva in termini di un miglior effetto e di una maggiore durata nel tempo.
Metodi. Sono stati selezionati, tra circa 150 pazienti cerebrolesi destri ricoverati presso un Centro di Riabilitazione, 20 pazienti affetti da grave eminegligenza spaziale unilaterale in fase cronica. Criteri di esclusione dallo studio prevedevano la presenza di deficit cognitivi (valutati tramite il Mini Mental State Examination), patologie neuro-psichiatriche o lesioni cerebrali bilaterali e presenza alla TC di atrofia cortico-sottocorticale. Tutti i pazienti furono esaminati tramite una approfondita valutazione neuropsicologica per i deficit visuo-spaziali, in particolare per la presenza di eminegligenza spaziale unilaterale (valutazione neuropsicologica al tempo T0, baseline). Dopo un mese di osservazione, durante il quale i pazienti venivano sottoposti solo a riabilitazione neuromotoria ma non cognitiva (questo anche per permettere una stabilizzazione dei deficit visuo-spaziali, grazie ad un eventuale recupero spontaneo) veniva eseguita una valutazione neuropsicologica con tests specifici visuo-spaziali (T1) e i pazienti venivano assegnati, in modo randomizzato, a uno dei 4 gruppi di studio per iniziare il trattamento cognitivo. Il tipo di training riabilitativo poteva essere cognitivo «formale» (tr1), tramite l’utilizzo di materiale che prevedeva l’uso di compiti di visual scanning (lettura, accoppiamento nome-figura, disegni con cubi, ricostruzione di figure) con feed-back e intervento da parte del terapista (suggerimenti visivi e verbali) oppure cognitivo «informale» (tr2), cioè con l’uso di compiti simili a quelli del tr1 ma senza l’intervento e il feedback da parte del terapista.
Altri 2 gruppi furono sottoposti a tr1 e tr2 con la contemporanea applicazione della TENS (previo consenso informato). Perciò, i gruppi risultarono essere: Tr1, tr2, tr1 TENS, tr2 TENS.
Le sessioni di riabilitazione furono della durata di 1 ora al giorno per 5 giorni la settimana.
Dopo 1 mese (T2) e 2 mesi (T3) dall’inizio del trattamento vennero ripetute le valutazioni neuropsicologiche con tests specifici visuo-spaziali.
Risultati. I risultati mostrano già un lieve miglioramento in alcuni test (cancellazione di linee/lettere, bisezione di una linea, lettura di frasi, giudizio uguale/diverso in figure di case) dopo il primo mese (al tempo T1), cioè dopo un periodo di riabilitazione esclusivamente neuromotoria. Dopo 1 e 2 mesi di riabilitazione cognitiva (tempo T2 e T3) si è osservato un miglioramento dei deficit visuo-spaziali sia in compiti specifici che prevedono visual-scanning che nei tests più complessi che implicano altre componenti oltre all’esplorazione visuo-spaziale (Raven C.P.M., riconoscimento di volti, senso di posizione), nei quali la prestazione è migliorata pur non raggiungendo il cut-off.
Non si sono osservate modificazioni nel test dell’orologio.
Conclusioni. Per motivi etici, non è stato possibile avere un gruppo di controllo di pazienti cerebrolesi ricoverati presso il Centro di Riabilitazione; pertanto, non possiamo trarre delle conclusioni definitive riguardo il significato del miglioramento riscontrato dopo il primo mese di osservazione e sul possibile ruolo della riabilitazione neuromotoria o del recupero spontaneo sui deficit visuo-spaziali anche se, teoricamente, non è da escludere una certa influenza da parte della fisioterapia.
D’altra parte, i nostri dati confermano l’efficacia, già in parte descritta in letteratura, dei trattamenti riabilitativi cognitivi sull’eminegligenza spaziale.
Uno degli scopi principali del nostro lavoro era di valutare l’effetto della TENS sulla remissione dell’eminegligenza spaziale dato che, in letteratura, sono stati descritti diversi lavori sul suo utilizzo «positivo», in termini di miglioramento del deficit, in pazienti eminegligenti, ma dopo un’unica applicazione della TENS a scopo sperimentale oppure a scopo riabilitativo ma su un numero limitato di pazienti.
Il nostro studio, che prevedeva un campione più ampio e rappresentativo di pazienti affetti da eminegligenza spaziale, ha fornito dei risultati che non sembrano dimostrare una maggior efficacia della TENS rispetto ad altri trattamenti cognitivi, pur assistendo, come già sottolineato, a distanza di parecchi mesi dall’evento acuto, ad un miglioramento e quindi ad un recupero delle funzioni cognitive danneggiate in modo specifico dalla lesione cerebrale. Inoltre, è stata osservata una dissociazione, post trattamento, nell’entità del recupero tra compiti visuo-spaziali, quali i tests di barrage, lettura, bisezione (in cui si raggiunge il cut-off) e altri compiti più complessi, quali il riconoscimento di volti, il Raven C.P.M., il senso di posizione che implicano altre capacità cognitive oltre a quelle visuo-spaziali per i quali il miglioramento è stato inferiore e più lento. Il test dell’orologio, che implica capacità visuo-spaziali, conoscenze semantiche e capacità esecutive, non si modifica per effetto dei diversi trattamenti.
I risultati da noi ottenuti forniscono utili indicazioni, in ambito riabilitativo, sulla necessità di approntare trattamenti cognitivi sempre più specifici e diversificati, diretti al recupero delle diverse componenti, sia a livello personale che extrapersonale e rappresentativo, dell’eminegligenza spaziale.

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