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EUROPEAN JOURNAL OF PHYSICAL AND REHABILITATION MEDICINE

Rivista di Medicina Fisica e Riabilitativa dopo Eventi Patologici


Official Journal of the Italian Society of Physical and Rehabilitation Medicine (SIMFER), European Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ESPRM), European Union of Medical Specialists - Physical and Rehabilitation Medicine Section (UEMS-PRM), Mediterranean Forum of Physical and Rehabilitation Medicine (MFPRM), Hellenic Society of Physical and Rehabilitation Medicine (EEFIAP)
In association with International Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ISPRM)
Indexed/Abstracted in: CINAHL, Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,063


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TECHNICAL NOTES  


Europa Medicophysica 2002 September;38(3):147-52

lingua: Inglese

The evaluation of the spine through the surface. The role of surface measurements in the evaluation and treatment of spine diseases in young patients

D’Osualdo F. 1, Schierano S. 1, Cisotti C. 2

1 Children Rehabilitation Centre Physical Medicine and Rehabilitation Hospital ASS 4, Medio Friuli, Udine, Italy
2 Physiotherapy School, Faculty of Medicine University of Udine, Udine, Italy


FULL TEXT  


Notizie storiche. La valutazione di superficie del rachide è nata già alla fine dell’Ottocento con lo sviluppo dei primi strumenti in grado di registrare la morfologia del dorso e di rappresentarla graficamente. Da allora sono stati presentati almeno altri trenta strumenti, progettati partendo da principi fisici disparati. La storia delle misure di superficie vede la successione di diverse fasi: a) epoca pre-radiologica (fine ‘800 - anni ‘20): le indagini di superficie sono le uniche disponibili e per questo vengono sviluppati strumenti di notevole efficacia; b) epoca del black-out radiologico: nella prima metà del secolo scorso l’introduzione della radiografia ha soppiantato tutti i metodi di superficie, fino al secondo dopoguerra; e) epoca della ripresa dell’interesse verso i metodi di superficie: ha inizio a partire dagli anni ‘60 circa, motivata dalla conoscenza degli effetti collaterali delle radiazioni ionizzanti, dei limiti intrinseci al metodo radiografico e dalla necessità di strumenti semplici per lo screening; e) epoca dell’approccio scientifico: a partire dagli anni ‘80, con validazione di diversi strumenti (anche concettualmente non nuovi), e sviluppo di altri basati su sistemi computerizzati (Sistema AUSCAN, ISIS scanner, ecc.). Tra questi solo alcuni hanno visto riconosciuto uno spazio clinico, mentre la maggior parte di essi è rimasta confinata in ambienti di ricerca.
Stato dell’arte. La disponibilità di diversi strumenti di superficie si scontra con la prassi diffusa di considerare la radiografia come l’unico dato obiettivo da valorizzare sia nella valutazione che nel programma di trattamento, nonostante i limiti di ripetibilità, di lettura e di rischio biologico delle stesse radiografìe.
Ruolo delle misure di superficie. La radiografia, nella maggior parte dei casi resta l’unico parametro che guida le scelte cliniche. Infatti: quanti Pediatri o Medici di Medicina Generale inviano i pazienti dallo specialista in base ad una precisa soglia? Quanti specialisti seguono l’evoluzione clinica della scoliosi o della cifosi registrando i dati numerici di superficie? Chi è in grado di documentare l’effettiva correzione ottenuta entro il corsetto ortopedico? Chi garantisce l’efficacia degli esercizi ''correttivi''? A queste domande, i diversi approcci non invasivi di superficie hanno tentato di dare una risposta, ciascuno con uno specifico contributo nelle diverse fasi cliniche: a) Screening: il contributo degli strumenti di superficie è permettere l’individuazione di una soglia di invio allo specialista sufficientemente discriminativa per assicurarci di non perdere casi patologici o viceversa di identificare casi lievi come patologici; b) Follow-up del paziente nel tempo: è compito dello specialista documentare i cambiamenti clinici, utilizzando strumenti semplici ma sensibili anche a piccole variazioni, consapevoli che l’esame radiografico non può essere sostituito da alcun altro metodo di valutazione non invasivo ma anche che ad un cambiamento del quadro di superficie corrisponderà necessariamente un cambiamento del quadro radiografico; c) Verifica della correzione ottenuta con gli esercizi: esistono vari metodi di trattamento, basati per lo più su postulati indimostrabili e costituiti da esercizi considerati apriori sticamente efficaci; d) Verifica della correzione ottenuta con il corsetto ortopedico: al momento attuale è possibile solamente con le radiografie, solitamente evitate per non aumentare il rischio radiologico).
Esperienza locale. Sul tema della valutazione non invasiva del rachide, presso il nostro Centro da alcuni anni è in corso un’esperienza originale che ha portato allo sviluppo ed alla validazione di alcuni nuovi strumenti, utilizzati sistematicamente nella pratica clinica. Alla luce di questa esperienza riteniamo che questi strumenti originali risultino adatti a diversi momenti clinici: a) Attività di ambulatorio specialistico: il problema che si pone durante la visita è la quantificazione dell’ampiezza delle curve sul piano sagittale (compresa la riducibilità) e del gibbo. Gli strumenti sviluppati sono stati i seguenti: L’arcometro per lo studio della cifosi dorsale e della lordosi lombare (è uno strumento manuale che consente di conoscere l’angolo di Cobb ed il raggio di curvatura del segmento rachideo valutato); il goniolivello, uno strumento manuale utilizzato per la misurazione sia del gibbo in posizione di Adams che dell’angolo di Cobb sulle radiografie; il torsiometro, per la valutazione delle rotazioni in ortostatismo (strumento in fase di validazione). b) Attività di follow-up dei pazienti in trattamento: per una valutazione più esauriente della colonna disponiamo del Sistema BACES (Braccio Articolato Computerizzato per l’Esplorazione di Superficie), che ci consente una accurata misurazione biplanare in ortostatismo, con la possibilità di calcolare l’ampiezza delle curve presenti sia sul piano frontale che sagittale e soprattutto di quantificare le rotazioni a tutti i livelli vertebrali. c) Controllo del paziente con corsetto ortopedico indossato: con alcuni piccoli adattamenti del corsetto per permettere l’accesso del tastatore, il Sistema BACES si è rivelato fondamentale per stabilire se la correzione ortesica sia realmente efficace. d) Controllo dell’efficacia degli esercizi correttivi, abbandonando atteggiamenti fideistici che assegnano a priori efficacia terapeutica a questo o a quel metodo. Per alcuni esercizi finalizzati al trattamento dell’ipercifosi è stato possibile dimostrarne l’efficacia; per quanto riguarda gli esercizi di derotazione. mirati al trattamento della scoliosi, ogni tentativo di dimostrazione di efficacia si è rivelato al momento vano. In considerazione di alcuni limiti degli strumenti di misura in dotazione, il prossimo passo cui ci stiamo accingendo è rappresentato dalle valutazioni stereotopo grafiche che, per la rapidità di acquisizione e l’assenza di perturbazioni del soggetto misurato, sembrano al momento le più idonee per una lettura non invasiva del rachide.
Conclusioni. La nostra esperienza locale si riallaccia ed è debitrice verso tutti gli autori che con diverse fortune prima di noi hanno affrontato il tema della valutazione del rachide. Degli strumenti citati, tra i quali anche i nostri, vogliamo soltanto sottolineare l’utilità nel contesto clinico e rammentare che il loro uso assiduo fa valorizzare tutto il loro potenziale. Concludiamo con un piccolo appello: facciamo uno sforzo per rendere più obiettivo il nostro lavoro, ci guadagneranno i pazienti ed anche la credibilità della nostra professione.

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