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ULTIMO FASCICOLOEUROPEAN JOURNAL OF PHYSICAL AND REHABILITATION MEDICINE

Rivista di Medicina Fisica e Riabilitativa dopo Eventi Patologici

Official Journal of the Italian Society of Physical and Rehabilitation Medicine (SIMFER), European Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ESPRM), European Union of Medical Specialists - Physical and Rehabilitation Medicine Section (UEMS-PRM), Mediterranean Forum of Physical and Rehabilitation Medicine (MFPRM), Hellenic Society of Physical and Rehabilitation Medicine (EEFIAP)
In association with International Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ISPRM)
Indexed/Abstracted in: CINAHL, Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,063

Periodicità: Bimestrale

ISSN 1973-9087

Online ISSN 1973-9095

 

Europa Medicophysica 2002 Giugno;38(2):109-11

 SPECIAL ARTICLES

Exercise physiology, benefits of physical activity and training prescription in paraplegic subjects

Colivicchi F., Bassi A., Traballesi M.

From ­the Cardiovascular Department “S. Filippo Neri” Hospital, Rome, Italy
*­IRCCS “Santa Lucia” Foundation, Rome, Italy

I pazienti con lesione parziale o completa dell’integrità strutturale e funzionale del midollo spinale presentano una compromissione della capacità motoria e dell’attività del sistema nervoso autonomo. Tali alterazioni hanno un profondo impatto sullo stato di salute e sulla qualità della vita di questi individui. Di fatto, mentre solo alcuni decenni fa i pazienti paraplegici morivano prematuramente per complicanze infettive, i progressi della medicina clinica hanno consentito negli ultimi anni un significativo prolungamento della durata della loro vita. Conseguentemente, l’attenzione dei medici incaricati della cura dei pazienti paraplegici si è ora concentrata su tutti gli interventi che favoriscano un miglioramento della qualità della vita di tali soggetti. In particolare, la prescrizione dell’esercizio fisico ha acquisito un ruolo centrale in molti dei programmi di riabilitazione e si ritiene che questa forma di intervento possa favorire una ulteriore riduzione della morbilità dei pazienti paraplegici. Tuttavia, la prescrizione di attività fisica e sportiva per i soggetti paraplegici richiede particolare impegno e deve essere individualizzata tenendo conto di diversi parametri, quali: l’entità della compromissione funzionale, la capacità funzionale residua e le condizioni dell’apparato cardiovascolare.
Nel valutare questa forma specifica di intervento riabilitativo si deve tenere conto del fatto che la risposta funzionale all’esercizio fisico differisce sostanzialmente nel soggetto paraplegico rispetto all’individuo normale. Infatti, i soggetti paraplegici non sono in grado di impiegare gli arti inferiori ed ogni forma di attività deve necessariamente coinvolgere entrambi gli arti superiori. Tuttavia, l’esercizio della parte superiore dell’organismo è significativamente più impegnativo dal punto di vista funzionale e può indurre aggiustamenti cardiocircolatori sfavorevoli. In particolare, quando lo si confronti con forme di esercizio che impieghino gli arti inferiori, l’esercizio degli arti superiori comporta una riduzione del riempimento ventricolare e del volume di gittata sistolica, come pure un incremento delle resistenze periferiche totali, della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. Inoltre, il consumo di ossigeno durante queste forme di attività e inferiore di circa il 30% rispetto a quanto si determina durante l’esercizio di masse muscolari più grandi. Inoltre, alcuni autori ritengono che un problema rilevante sia rappresentato dalla cosiddetta ipocinesia circolatoria propria dei soggetti paraplegici, ossia un minore incremento di portata cardiaca in rapporto ad un determinato consumo di ossigeno. Questo fenomeno è correlato principalmente al sequestro di sangue nei distretti vascolari venosi degli arti inferiori, per effetto della perdita dell’attività di pompa muscolare e della vasoparalisi indotta dalla disfunzione simpatica secondaria al danno spinale. Nel complesso, si ritiene che l’attività degli arti superiori nei soggetti paraplegici si accompagni ad un incremento della portata cardiaca che è inferiore di circa il 20-30% rispetto a quanto verificabile in individui normali.
Pur tenendo conto di tutti i limiti fisiologici imposti ai soggetti paraplegici dal danno spinale, l’attività fisica conserva un importante valore nell’insieme dei programmi riabilitativi. Infatti, l’allenamento fisico contribuisce a migliorare le condizioni generali di questi pazienti e riduce significativamente l’incidenza di eventi cardiovascolari avversi nel medio periodo. Inoltre, programmi riabilitativi di lungo periodo, che includano una significativa quota di attività fisica, possono ridurre altre complicanze tipiche dei pazienti paraplegici, quali la depressione immunitaria o i fenomeni di osteopenia secondaria.
I programmi di allenamento per i pazienti paraplegici devono essere articolati tenendo conto delle condizioni cardiocircolatorie di base. I singoli esercizi devono essere sviluppati fino al raggiungimento di adeguati valori di frequenza cardiaca, pari ad almeno il 70% della frequenza cardiaca massima teorica. Possono esser impiegati tanto ergometri specifici a manovella, che permettano l’impiego degli arti superiori, ovvero sedie a rotelle su strada o tappeto rotante.
Deve essere prestata una particolare attenzione alle condizioni climatiche ed ambientali in cui l’attività fisica viene svolta. Infatti i soggetti paraplegici presentano un’aumentata incidenza di fenomeni di ipertermia, favoriti dalla disfunzione autonomica di base.
L’esercizio fisico può migliorare significativamente la qualità della vita dei pazienti paraplegici e ridurne la morbilità cardiovascolare. Tuttavia, la definizione di programmi di allenamento individuali richiede una particolare conoscenza della fisiologia clinica di questi pazienti.

lingua: Inglese


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