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EUROPEAN JOURNAL OF PHYSICAL AND REHABILITATION MEDICINE

Rivista di Medicina Fisica e Riabilitativa dopo Eventi Patologici


Official Journal of the Italian Society of Physical and Rehabilitation Medicine (SIMFER), European Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ESPRM), European Union of Medical Specialists - Physical and Rehabilitation Medicine Section (UEMS-PRM), Mediterranean Forum of Physical and Rehabilitation Medicine (MFPRM), Hellenic Society of Physical and Rehabilitation Medicine (EEFIAP)
In association with International Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ISPRM)
Indexed/Abstracted in: CINAHL, Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,063


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REVIEWS  


Europa Medicophysica 2001 Settembre;37(3):181-90

lingua: Inglese

Role of physical exercise in the treatment of mild idiopathic adolescent scoliosis. Review of the literature

Negrini A., Verzini N., Parzini S., Negrini A., Negrini S. *

Centro Scoliosi, Vigevano (PV), Italy
*Unità di Riabilitazione e Recupero Funzionale Fondazione Don Carlo Gnocchi ONLUS, IRCCS, Milano, Italy


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La cinesiterapia è un programma di esercizi fisici specificatamente sviluppato da un fisioterapista ben allenato allo scopo di prevenire o frenare l’aggravamento della deformità nelle scoliosi minori, e prevenire i danni del corsetto, accentuandone gli effetti correttivi, nelle scoliosi di media gravità. In questo studio analizziamo i dati della ricerca per verificare quali, tra le disfunzioni e le alterazioni provocate dalla scoliosi, possono essere prevenute o ridotte da una adeguata cinesiterapia e, di conseguenza, quali sono gli obiettivi terapeutici da perseguire con l’esercizio fisico.
Numerosi Autori hanno studiato le correlazioni fra scoliosi idiopatica e disfunzioni del sistema neuromotorio. Da un’attenta analisi degli studi di Dubousset, Herman, Nachemson e Stagnara derivano i seguenti obiettivi da perseguire nel paziente scoliotico: lo sviluppo della stabilità vertebrale e lo sviluppo delle reazioni di equilibrio. Dagli studi sul collasso posturale, condotti in particolare da Duval-Beaupère e Patwardan, risulta evidente il vantaggio per il paziente scoliotico di un miglior controllo posturale del rachide conseguito tramite il rafforzamento dei muscoli antigravitari del tronco, con esercizi eseguiti in postura corretta e in varie situazioni statiche e dinamiche.
Dalle conoscenze della biomeccanica tridimensionale del rachide scoliotico si evidenziano altre preziose indicazioni sull’influenza dell’esercizio fisico sui tre piani dello spazio. Stagnara afferma che, sul piano trasversale, oltre un certo grado di rotazione della vertebra apicale, le forze muscolari agiscono in senso autodeformante. Pertanto la cinesiterapia può essere benefica solo nelle scoliosi minori, in quanto non superano ancora tale soglia; in caso contrario è pericoloso illudersi di arrestare l’aggravamento con la sola rieducazione. Perdriolle ha dimostrato che nelle scoliosi dorsali e dorsolombari la deformità sul piano sagittale evolve in estensione, soprattutto nelle fasi iniziali dell’aggravamento, mentre Graf afferma che nell’evoluzione delle scoliosi lombari la linea dei centri di gravità dei corpi vertebrali si proietta prima lateralmente e poi posteriormente, determinando così un’azione cifotizzante del rachide lombare. Queste conoscenze ci devono indurre all’uso di posture ed esercizi che mantengano o recuperino le curve fisiologiche sul piano sagittale. Sul piano frontale Perdriolle ha dimostrato che l’ampiezza di movimento della curva scoliotica nel senso della correzione è di gran lunga superiore al senso dell’aggravamento, e che tale mobilità aumenta con l’evoluzione della scoliosi. A sua volta Stagnara ammonisce i terapisti a non mobilizzare una curva scoliotica senza assicurare nel tempo il mantenimento della riduzione con un mezzo di sostegno; in caso contrario la deviazione è destinata ad aggravarsi. Senza la protezione di un’ortesi pertanto, sono controindicati gli esercizi e le attività motorie che aumentano la flessibilità del rachide scoliotico. In particolare tutte quelle tecniche «cosiddette correttive» che impiegano esercizi mobilizzanti asimmetrici o in estensione del rachide, come pure le attività motorie, non praticate in forma ricreativa, che sviluppano notevolmente la mobilità vertebrale (ad esempio: il nuoto, la ginnastica artistica e ritmica, la danza, ecc.).
Millner e Di Rocco hanno rilevato che alcuni deficit funzionali, come la riduzione della capacità vitale e della capacità di sforzo, iniziano quando le scoliosi sono ancora di media gravità. In campo psicologico Fallstrom, Cochran e Nachemson hanno dimostrato che la scoliosi provoca nell’adolescente lo sviluppo di un’immagine negativa del corpo, in coincidenza di un delicato periodo di formazione della sua identità, condizione che potrebbe ostacolare lo sviluppo di una personalità matura ed equilibrata in età adulta. Tali conoscenze evidenziano la necessità di stimolare la partecipazione ad attività motorie globali, anche di tipo sportivo, e di evitare nei giovani scoliotici limitazioni alla vita di relazione.
In conclusione, la deformità scoliotica è il sintomo di una sindrome complessa che coinvolge diverse funzioni dell’organismo a vari livelli, e l’esercizio fisico, se ben indirizzato, può prevenire o ridurre tali disfunzioni nelle scoliosi minori trattate con sola cinesiterapia. Quando la scoliosi è in fase iniziale, il rischio evolutivo è ridotto mentre è notevole il collasso posturale. Di conseguenza, se la cinesiterapia persegue obiettivi terapeutici di stabilità vertebrale, di controllo posturale, di sviluppo delle reazioni di equilibrio e di rafforzamento dei muscoli antigravitari in postura corretta, è possibile frenare in molti casi l’evoluzione di una scoliosi minore, come ha dimostrato la ricerca intercentrica, con gruppi di controllo, condotta presso il Centre des Massues di Lione, da Mollon e Rodot (1986) Quando invece una scoliosi evolutiva ha superato una determinata soglia di gravità è assolutamente necessario ricorrere alla terapia ortesica e/o chirurgica.

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