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EUROPEAN JOURNAL OF PHYSICAL AND REHABILITATION MEDICINE

Rivista di Medicina Fisica e Riabilitativa dopo Eventi Patologici


Official Journal of the Italian Society of Physical and Rehabilitation Medicine (SIMFER), European Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ESPRM), European Union of Medical Specialists - Physical and Rehabilitation Medicine Section (UEMS-PRM), Mediterranean Forum of Physical and Rehabilitation Medicine (MFPRM), Hellenic Society of Physical and Rehabilitation Medicine (EEFIAP)
In association with International Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ISPRM)
Indexed/Abstracted in: CINAHL, Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,063


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ORIGINAL ARTICLES  


Europa Medicophysica 2001 September;37(3):171-9

lingua: Inglese

Knee-­ankle-­foot ­orthosis for polio­my­e­litis ­sequelae. Struc­tural and tech­nical evo­lu­tion

Conil J. L., Fico G. *, Bardot A. **, Delarque A. **, Viton J. M. **, Kraenzler R., Lemoine F., Lachaud H.

From the Ser­vice de ­Rééducation Fonc­tion­nelle du ­Centre Hos­pi­ta­lier Uni­ver­si­taire “La ­Timone” - Mar­seille (­France)
*­Scuola di Spe­cia­liz­zaz­ione in Med­i­cina ­Fisica e Ria­bil­i­taz­ione - ­Firenze
**­Département Uni­ver­si­taire de ­Médecine Phy­sique et ­Réadaptation, Université de la ­Méditerranée - Mar­seille (­France)


FULL TEXT  


Obiettivo. La Poliomielite Anteriore Acuta (PAA) è dovuta ad un’infezione da Poliovirus Hominis (appartenente alla famiglia degli Enterovirus) che lede essenzialmente le corna anteriori del midollo spinale; la trasmissione avviene sia direttamente mediante goccioline di saliva, sia indirettamente mediante feci, alimenti ed acque contaminate.
Durante la fase acuta, l’aspetto clinico abituale è caratterizzato da paralisi motrici flaccide di tipo periferico che portano a deficit muscolari topograficamente asimmetrici e d’importanza variabile.
Nelle affezioni dell’arto inferiore la PAA è all’origine di amiotrofie e di deficit muscolari che sfociano in deformazioni ortopediche più o meno severe; questi differenti deficit saranno anche responsabili di disabilità variabili.
Attualmente, nei paesi più progrediti, grazie alla vaccinazione obbligatoria, questa malattia si presenta essenzialmente sotto forma di sequele; per contro, in alcuni paesi di Africa, India ed Asia, la difficoltà di praticare capillarmente la vaccinazione fa sì che vi siano ancora focolai endemici; la vaccinazione è tanto più importante nell’eradicazione della PAA se si pensa che l’uomo è l’unica riserva del virus nell’ambiente.
Un altro problema che può presentare il paziente poliomielitico «anziano», nei paesi ricchi, è la Sindrome postpoliomielitica; trattasi di un quadro clinico che si manifesta una trentina d’anni dopo la fase acuta nel 20% circa della popolazione «polio» ed è caratterizzato da insorgenza precoce di affaticabilità, dolore, atrofia lentamente ingravescente e perdita di forza muscolare che interessa generalmente, ma non esclusivamente, i segmenti colpiti durante l’episodio acuto e va ad aggravare la disabilità già esistente; la causa è sconosciuta (attualmente si pensa ad un precoce logoramento dei motoneuroni sani sovraccaricati in un midollo spinale già leso).
L’ortesi cruro-podalica per monoplegie polio ha per scopi:
— Favorire la stazione in piedi e/o il cammino allorché, di maniera permanente o transitoria, o in seguito a dolori, l’appoggio non può farsi su di un arto inferiore deficitario.
— Risolvere le algie meccaniche indotte a distanza da movimenti compensatori.
— Liberare un arto superiore dalla funzione di appoggio di supplenza.
— Prevenire le deformazioni ortopediche che possono riguardare scheletro ed articolazioni nel bambino e le sole articolazioni nell’adulto.
Il nostro studio si propone di fare il punto attuale sull’evoluzione dell’ortesi cruro-podalica per paziente poliomielitico nel tentativo di capire quali aspetti sono ancora da rifinire o migliorare al fine di apportare maggiori benefici al paziente in termini di autonomia funzionale.
Metodi. Abbiamo analizzato l’evoluzione strutturale e tecnica dell’ortesi cruro-podalica per paziente poliomielitico in un periodo di tempo di 20 anni (dal 1980 al 1999).
Il nostro studio ha interessato 103 pazienti, divisi in due gruppi eterogenei, portatori di un’ortesi cruro-podalica rispettivamente prima del 1990 (50 pazienti, età media: 10 anni) e dopo il 1989 (53 pazienti, età media: 41 anni); nell’ambito di ciascun gruppo sono state prescritte ed analizzate rispettivamente 120 ortesi, prima del 1990, e 117 ortesi, dopo il 1989. Tutte le prescrizioni per ortesi sono state effettuate nel Servizio centrale di Rieducazione funzionale del Centro Ospedaliero Universitario dell’Ospedale «La Timone» di Marsiglia in Francia (Prof. André Bardot, Prof. Alain Delarque et al.) ed hanno fatto seguito ad un bilancio analitico su tavolo d’esame (amplitudini articolari, misurazione della forza muscolare, ecc.) e funzionale; alcuni pazienti, nella parte finale dell’intervallo di tempo preso in esame dallo studio, hanno anche beneficiato di un’analisi del cammino mediante sistema ELITE. Il confronto, tra questi due gruppi, è stato effettuato in base alle modificazioni della struttura dell’ortesi cruro-podalica (modificazioni analizzate per tre differenti livelli dell’ortesi: prossimale, intermedio e distale) ed in base ai materiali utilizzati (confrontati per tre differenti criteri: guadagno in peso, congruenza ortesi/arto inferiore ed affidabilità) nell’ambito dell’intervallo di tempo specifico per ciascun gruppo.
Per quel che riguarda l’evoluzione strutturale, sono stati presi in esame:
— A livello prossimale, il «pezzo di anca articolato» e «l’appoggio ischiatico».
— A livello intermedio, «l’articolazione di ginocchio libera» e con «arresto».
— A livello distale, il legame alla scarpa mediante étrier*, tourillons** o tutore termoplastico suro-podalico.
Risultati. I risultati, ben visibili dalla tabella allegata, possono essere così sintetizzati:
— A livello prossimale, l’anca è stata liberata dall’ortesi, spesso grazie alla chirurgia.
— A livello intermedio, il ginocchio resta tributario di un arresto di sicurezza; la sola ricerca di limitazione d’amplitudine articolare è libera.
— A livello distale la caviglia resta controllata; il tutore suro-podalico, sempre più utilizzato, facilita la calzatura.
Dal punto di vista tecnico il confronto è stato effettuato tra le due grandi famiglie di materiali più spesso utilizzati nella costruzione di un’ortesi cruro-podalica: I poliolefini ed i compositi. Inoltre, il confronto tra questi due materiali è stato articolato per tre diversi criteri: Guadagno in peso, congruenza arto/ortesi ed affidabilità.
I risultati sono stati:
— A parità di superficie di contatto arto-ortesi, il guadagno in peso tra il composito ed il polipropilene è molto piccolo e dunque poco percepito da un soggetto abile.
— La traforatura dei materiali compositi non permette la stessa qualità di contenzione della guaina chiusa in poliolefine.
— L’affidabilità dei compositi è più aleatoria di quella del polipropilene, in ragione senza dubbi della tecnicità richiesta per la messa in opera.
Inoltre un’ortesi in composito costa quasi il doppio di un’ortesi in polipropilene (costo giustificato dal tempo di messa in opera e dalla tecnicità).
Si deve, dunque, riservare l’impiego dei compositi in carbonio a dei casi limite, quando è un mezzo reale di accrescimento dell’indipendenza funzionale del paziente destinatario; quindi, soprattutto, nei pazienti in cui il peso dell’ortesi viene ad essere il principale parametro restrittivo dell’autonomia nel cammino e, la diminuzione di peso dei materiali compositi rispetto ai poliolefini, può essere meglio percepita in termini di riduzione del costo energetico della deambulazione.
Conclusioni. In 20 anni gli ausili ortopedici, per sequele di PAA, degli arti inferiori si sono considerevolmente evoluti; l’evoluzione dell’ortesi cruro-podalica nel tempo ha sicuramente migliorato la qualità di vita dei pazienti poliomielitici ma molte cose restano ancora da fare sia a livello della struttura che dei materiali.
Sul piano tecnico, ci manca ancora:
— un materiale d’interfaccia pelle-ortesi che respiri;
— un dispositivo che funga da moncone contentivo per compensare la flaccidità muscolare dell’arto;
— un’articolazione di ginocchio a bloccaggio/sbloccaggio automatico, leggera e poco ingombrante.

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