Home > Riviste > European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine > Fascicoli precedenti > Europa Medicophysica 2001 Giugno;37(2) > Europa Medicophysica 2001 Giugno;37(2):115-24

ULTIMO FASCICOLO
 

ARTICLE TOOLS

Estratti

EUROPEAN JOURNAL OF PHYSICAL AND REHABILITATION MEDICINE

Rivista di Medicina Fisica e Riabilitativa dopo Eventi Patologici


Official Journal of the Italian Society of Physical and Rehabilitation Medicine (SIMFER), European Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ESPRM), European Union of Medical Specialists - Physical and Rehabilitation Medicine Section (UEMS-PRM), Mediterranean Forum of Physical and Rehabilitation Medicine (MFPRM), Hellenic Society of Physical and Rehabilitation Medicine (EEFIAP)
In association with International Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ISPRM)
Indexed/Abstracted in: CINAHL, Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,063


eTOC

 

REVIEWS  


Europa Medicophysica 2001 Giugno;37(2):115-24

lingua: Inglese

Complications after total knee arthroplasty

Rucco V., Zanetti R., Colonnello V.

From ­the Department of Rehabilitation ASS N. 6 “Friuli Occidentale”, Pordenone (Italy)


FULL TEXT  


L’utilizzazione di tecniche asettiche, l’impiego di materiali più sofisticati, il ricorso a cementi a reazione esotermica minore, la profilassi antitrombotica, la profilassi antibiotica e l’utilizzazione di protocolli operatori più rigorosi, hanno permesso di aumentare la percentuale di successo negli interventi di artro-protesi totale di ginocchio.
Anche nel campo della riabilitazione i progetti ed i programmi riabilitativi sono diventati più precisi e vengono generalmente individuate alcune fasi, in base agli specifici obiettivi da raggiungere.
Nonostante ciò, il futuro di questi pazienti rimane costellato di un elevato rischio di comparsa di complicanze e per tale ragione è necessario che il team riabilitativo (fisiatra, fisioterapista, infermiere) conosca bene le varie problematiche, sia molto affiatato e ben addestrato, al fine di evitare diagnosi tardive, trattamenti incongrui o assolutamente inutili.
Inoltre è necessario un costante monitoraggio del paziente nei giorni, nei mesi e negli anni successivi all’intervento.
Si possono distinguere:
1. Complicanze immediate: cioè complicanze che compaiono immediate durante l’intervento chirurgico. Esse sono simili a quelle che possono comparire durante tutti i vari interventi (shock emorragico, aritmie, etc). Inoltre può comparire una sindrome da lesione della cauda equina o delle fratture intra-operatorie dell’osso periprotesico.
2. Complicanze postoperatorie immediate: cioè complicanze che compaiono nel periodo in cui il paziente è ancora confinato a letto con i drenaggi articolari. Le più frequenti sono rappresentate da: i vasti ematomi della coscia e della gamba, il rialzo termico, la trombosi venosa profonda, l’occlusione trombotica arteriosa e le lesione dei tronchi nervosi periferici.
3. Complicanze precoci: cioè complicanze che possono comparire nella fase in cui si cerca di recuperare l’ortostatismo e la deambulazione con le stampelle. In alcuni casi esse sono collegate direttamente a queste attività, mentre in altri casi il rapporto temporale è casuale. Tra le più frequenti ricordiamo: l’infezione della ferita, il decadimento dell’attività autonomica, il dolore al ginocchio durante il carico, le difficoltà nella ripresa funzionale del ginocchio, la rigidità articolare e l’instabilità femoro-tibiale.
4. Complicanze tardive: cioè complicanze che compaiono nei primi mesi dopo l’abbandono delle stampelle, facendo così perdere al paziente l’autonomia che aveva raggiunta e rendendo particolarmente penosa la deambulazione. Tra le più frequenti ricordiamo: la rigidità da ossificazioni periarticolari, la sindrome rotulea e l’infezione della protesi.
5. Complicanze a distanza: cioè complicanze che compaiono a distanza anche di anni dall’intervento di impianto protesico. Esse sono rappresentate da: l’usura del materiale plastico della protesi, la mobilizzazione della protesi, l’osteolisi massiva dell’osso periprotesico, la rottura della componente metallica della protesi, le fratture dell’osso periprotesico, la comparsa di linfomi o di tumori della prostata.
In conclusione, quindi, per un adeguato trattamento riabilitativo di un impianto protesico del ginocchio è necessario che la collaborazione con l’ortopedico sia molto stretta e basata su rapporti di reciproca fiducia e correttezza, al fine di evitare di mandare messaggi contrastanti al paziente.
Inoltre, poiché il futuro del paziente sottoposto ad impianto di artroprotesi totale di ginocchio è costellato da numerose complicanze è necessario che il team riabilitativo (fisiatra, fisioterapista, infermiere) conosca bene le varie problematiche, sia molto affiatato e ben addestrato, al fine di evitare diagnosi tardive, trattamenti incongrui o assolutamente inutili.
La presa in carico da parte del team riabilitativo dovrebbe iniziare già prima dell’intervento con una valutazione preoperatoria (ben diversa dalla valutazione preoperatoria che eseguirà l’anestesista e l’ortopedico), orientata alle problematiche sociali e riabilitative
Dopo l’intervento, è necessaria dapprima una ricognizione accurata dell’atto operatorio: in particolare la via di accesso chirurgica utilizzata; il modello di protesi applicata; il sacrificio o meno del legamento crociato posteriore; il tipo di ancoraggio della protesi all’osso; le problematiche intra-operatorie.
Quindi, è necessario valutare la situazione clinica e funzionale post-intervento: esame della cute e della ferita (al fine di individuare immediatamente eventuali aree necrotiche o infette); esame delle escursioni articolari passive; esame della stabilità dei legamenti collaterali; valutazione del dolore alla mobilizzazione o alla pressione; esame della gamba e del piede (per la ricerca di eventuale edema dell’arto o di deficit stenici che facciano sospettare una lesione nervosa), presenza di anemia emorragica o fenomeni di ipotensione ortostatica.
Infine è necessario un monitoraggio costante del paziente, pianificando con il chirurgo ortopedico le aree di competenza e di intervento (al fine di evitare inutili duplicazione di valutazione) e le modalità di valutazione (al fine di evitare di fornire informazioni contrastanti al paziente).

inizio pagina

Publication History

Per citare questo articolo

Corresponding author e-mail