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EUROPEAN JOURNAL OF PHYSICAL AND REHABILITATION MEDICINE

Rivista di Medicina Fisica e Riabilitativa dopo Eventi Patologici


Official Journal of the Italian Society of Physical and Rehabilitation Medicine (SIMFER), European Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ESPRM), European Union of Medical Specialists - Physical and Rehabilitation Medicine Section (UEMS-PRM), Mediterranean Forum of Physical and Rehabilitation Medicine (MFPRM), Hellenic Society of Physical and Rehabilitation Medicine (EEFIAP)
In association with International Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ISPRM)
Indexed/Abstracted in: CINAHL, Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,063


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ORIGINAL ARTICLES  


Europa Medicophysica 2001 Giugno;37(2):93-9

lingua: Inglese

Predictive role of voluntary movements of the leg in the functional outcome of hemiplegia

Boccignone A. *, Khan Sefid M., Rizzo G. *, Ortolani M., Orto-lani L.

From the Independent Orthopedic Rehabilitation Unit Padova University Hospital
*Rehabilitation Unit, ULSS 16, - Padova, Italy


FULL TEXT  


Obiettivo. L’emiplegia di origine vascolare è caratterizzata da deficit dell’attività motoria volontaria dell’emicorpo controlateralmente alla sede della lesione centrale. Il quadro neurologico che ne consegue presenta generalmente un atteggiamento tipico: ipertonia spastica prevalente nella muscolatura a funzione antigravitaria, quindi riguardante i muscoli flessori dell’arto superiore ed i muscoli estensori dell’arto inferiore. Tale distribuzione rende ragione dell’atteggiamento tipico del paziente emiplegico: arto inferiore esteso con piede tendenzialmente equino-varo ed intraruotato; arto superiore addotto e semiflesso, polso in flessione e mano chiusa con pollice contenuto nelle altre quattro dita. Questo è ciò che solitamente si intende per schema sinergico estensorio per quanto riguarda l’arto inferiore e flessorio per l’arto superiore.
Invece definiamo come movimenti fuori schema la possibilità di reclutamento di un muscolo o di gruppi muscolari al di fuori di questo schema sinergico.
Nella pratica clinica abbiamo osservato come la capacità di reclutamento volontario dei muscoli dell’arto inferiore paretico al di fuori dello schema sinergico estensorio fosse, a livello di osservazione clinica, predittiva di un miglior recupero del controllo della stazione eretta, di un cammino più efficiente e di un miglioramento globale sul piano dell’autosufficienza. Il nostro studio si propone di dimostrare o meno la validità di questa ipotesi.
Metodi. È stato condotto uno studio prospettivo per un anno, nel periodo compreso tra il febbraio 1999 e il febbraio 2000, reclutando i pazienti per i quali era stata richiesta una visita fisiatrica di consulenza durante la degenza nel reparto dove questi erano ricoverati a causa dell’ictus cerebri. La casistica dello studio comprende 45 pazienti, 18 donne e 27 maschi, dell’età media di 70 anni (DS 9,31), ricoverati nella divisione di Recupero e Rieducazione Funzionale dell’Ospedale Geriatrico dell’ULSS 16 di Padova.
Al momento della prima valutazione fisiatrica effettuata nel reparto per acuti in cui il paziente si trovava ricoverato, è stata valutata l’attività motoria volontaria (assistita o meno) dell’arto inferiore plegico. In particolare è stata considerata la presenza del reclutamento volontario dei muscoli: flessori ed estensori di anca e ginocchio (i movimenti erano effettuati in decubito supino e con il piede mantenuto in contatto con il piano del letto).
Dopo la valutazione questi pazienti sono stati suddivisi in due gruppi:
— un primo gruppo di 36 pazienti con età media di 69 anni (DS 9,64), 15 donne e 21 maschi, che presentavano un’attività motoria anche al di fuori dello schema sinergico estensorio;
— un secondo gruppo di 9 pazienti con età media di 74 anni (DS 6,58), 3 donne e 6 maschi, che presentavano attività motoria solo in schema sinergico estensorio.
Le tecniche riabilitative adottate per i pazienti emiplegici sono state la tecnica Bobath e l’Esercizio Terapeutico Conoscitivo. La scelta di una tecnica o dell’altra è stata casuale, in base alla disponibilità del terapista bobathiano o perfettiano al momento dell’ingresso del paziente nel reparto di Recupero e Rieducazione Funzionale.
Come strumento per la valutazione del recupero funzionale, in cui non sempre è facile la scelta e l’applicazione di uno degli innumerevoli metodi proposti, ci siamo avvalsi della Functional Independence Measure (FIM), in quanto ampiamente utilizzata in letteratura nella valutazione dei pazienti emiplegici per la sua validità, affidabilità e sensibilità. Lo studio si è svolto in due fasi, mediante una prima valutazione funzionale precedente l’intervento riabilitativo ed una successiva a questo prima della dimissione.
L’analisi descrittiva è stata condotta calcolando la media, la deviazione standard e, per valutare statisticamente i miglioramenti sul piano della valutazione funzionale all’interno di ogni sottogruppo, è stato usato il test «t» per dati appaiati. Per valutare l’attendibilità della presenza dei movimenti volontari fuori schema al momento della prima valutazione fisiatrica quale possibile indice correlabile ad un migliore outcome funzionale, abbiamo adottato il test di Mann-Whitney per la somma dei ranghi.
Risultati. Nella sottopopolazione con presenza anche di movimenti fuori schema, la scala FIM è stata somministrata in media a 38,4 giorni dal fatto acuto con DS di 21,9. Il punteggio medio riportato all’ingresso è stato di 45,8 (DS 17,5) e alla dimissione di 90,1 (DS 23,6), dopo un trattamento riabilitativo della durata media di 70,9 giorni con DS di 45,4.
Considerando i dati ottenuti possiamo dire che la sottopopolazione con la presenza dei movimenti fuori schema, ha avuto un incremento medio FIM di 47,9 punti con DS di 15,2.
I risultati ottenuti, valutati con scala FIM, si sono dimostrati statisticamente significativi al test t per dati appaiati con p<0,001.
Nella sottopopolazione con i soli movimenti in schema, la scala FIM è stata somministrata in media a 32,5 giorni dal fatto acuto con Deviazione Standard di 8,4. Il punteggio medio riportato all’ingresso è stato di 26,6 (DS 12,5) e alla dimissione di 52,3 (DS 31,5), dopo un trattamento riabilitativo della durata media di 79,3 giorni con DS di 19,7.
Considerando i dati ottenuti possiamo dire che la sottopopolazione con presenza di soli movimenti in schema, ha avuto un incremento medio FIM di 25,8 con DS di 20,5. Il risultato ottenuto si è dimostrato, anche se in misura minore rispetto al primo gruppo, statisticamente significativo al test t per dati appaiati con p<0,01.
Conclusioni. Confrontando le due sottopopolazioni, si osserva come i pazienti emiplegici con presenza anche di movimenti fuori schema dell’arto inferiore plegico al momento della prima valutazione abbiano avuto un incremento medio del punteggio FIM superiore all’85,6% rispetto a quello della sottopopolazione con i soli movimenti in schema, anche se questi hanno beneficiato di un trattamento riabilitativo di durata maggiore (pari a circa il 13% in più) rispetto all’altro gruppo.
Utilizzando infine il Test di Mann-Whitney per la somma dei ranghi possiamo affermare che la presenza di movimenti fuori schema dell’arto inferiore paretico al momento della prima valutazione fisiatrica influenza in modo positivo gli esiti funzionali alla dimissione, valutati con scala FIM, con una significatività statistica pari a P<0,002.
Questi dati e la successiva elaborazione statistica sembrano confermare l’ipotesi di partenza del nostro lavoro.
Sulla scorta dei risultati ottenuti crediamo di aver individuato un indicatore clinico discretamente efficace nella predizione degli esiti funzionali del paziente emiplegico, e qualora questo dato venisse accettato da chi opera in campo riabilitativo, potrebbe essere inserito in un’analisi multivariata con gli altri fattori predittivi degli esiti funzionali, citati precedentemente, in modo da ottenere un più alto grado di livello prognostico.

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