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ULTIMO FASCICOLOEUROPEAN JOURNAL OF PHYSICAL AND REHABILITATION MEDICINE

Rivista di Medicina Fisica e Riabilitativa dopo Eventi Patologici


Official Journal of the Italian Society of Physical and Rehabilitation Medicine (SIMFER), European Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ESPRM), European Union of Medical Specialists - Physical and Rehabilitation Medicine Section (UEMS-PRM), Mediterranean Forum of Physical and Rehabilitation Medicine (MFPRM), Hellenic Society of Physical and Rehabilitation Medicine (EEFIAP)
In association with International Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ISPRM)
Indexed/Abstracted in: CINAHL, Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,063


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ORIGINAL ARTICLES  


Europa Medicophysica 2001 Marzo;37(1):51-6

lingua: Inglese

Learned-non use affects the paretic lower limb in stroke: “occlusive” exercises may force the use

Tesio L.

From the Department of Rehabilitation and the Unit for Research, Functional Assessment and Quality Assurance in Rehabilitation “Salvatore Maugeri” Foundation, ­IRCCS, Pavia, Italy


FULL TEXT  ESTRATTI


Una menomazione unilaterale, sia essa motoria o sensitiva, induce come primo meccanismo di recupero un tentativo di compenso con il lato risparmiato ed il «non-uso» del lato affetto («learned-non use», ovvero «non-utilizzo appreso», definito talvolta, con qualche ambiguità, «risparmio» motorio). Il fenomeno sembra essere molto generale in natura. Per esempio, da due secoli è noto che esso è alla base dell’ambliopia da non uso nello strabismo. Negli anni ’60, un «non-utilizzo appreso» fu dimostrato in scimmie che subivano una rizotomia posteriore unilaterale. L’arto deafferentato diveniva rapidamente pseudo-paralitico. L’immobilizzazione dell’arto sano portava ad un rapido recupero di motricità in quello leso. Negli ultimi 20 anni il fenomeno è stato dimostrato anche per la eminegligenza visuo-spaziale e per la motricità dell’arto superiore paretico dopo ictus cerebrale. In tutti questi casi si sono rivelati efficaci trattamenti che ostacolassero in vario modo il compenso funzionale per il tramite del lato indenne, al fine di «forzare» il recupero del lato leso. Si citano: l’«occlusione» di un occhio nello strabismo, la «emi-occlusione» destra di entrambi gli occhi nel caso di eminegligenza visuo-spaziale per l’emi-campo sinistro, la immobilizzazione della mano integra nella emiparesi.
In questo lavoro viene descritta la presenza del fenomeno di «non-utilizzo appreso» durante il cammino, nel caso di menomazione di un arto inferiore (per emiparesi, amputazione, artrosi unilaterale dell’anca). Il fenomeno sembra essere passato inosservato perché entrambi gli arti inferiori oscillano e sopportano il peso corporeo. Tuttavia, studi con piattaforme ergometriche hanno evidenziato che l’arto affetto compie molto meno lavoro meccanico, rispetto all’arto risparmiato, per mantenere in moto il sistema corporeo. Il compenso fa sì che il costo energetico complessivo possa mantenersi entro limiti normali, a dispetto di vistose claudicazioni. Gran parte del lavoro locomotorio viene compiuto dall’arto in posizione posteriore durante la breve fase di doppio appoggio, quando le escursioni articolari sono molto ridotte ed eventuali asimmetrie cinematiche si apprezzano difficilmente.
Viene proposto un modello riabilitativo molto generale, applicabile a deficit sia motori sia sensoriali, definito «occlusione» . Nel modello occlusivo ricadono diverse fasi del processo riabilitativo: la identificazione del «non uso» e del compenso funzionale, l’applicazione di procedure che ostacolano il compenso stesso (c.d. «utilizzo forzato» o «terapia con movimenti indotti da vincoli») , l’osservazione del risultato.
Viene proposta una batteria di tre esercizi terapeutici applicabili tipicamente al paziente con emiparesi stabilizzata e in grado di camminare autonomamente: a) flessione del tronco da supino mantenendo l’anca flessa dal lato sano; b) alzarsi da seduto con il piede del lato sano appoggiato su un rialzo di fronte alla sedia; c) camminare con l’arto inferiore sano ostacolato da una pinna da nuoto e da un tutore rigido di ginocchio. I tre esercizi hanno in comune uno svantaggio meccanico imposto al lato sano, al fine di forzare un maggiore utilizzo del lato paretico: rispettivamente a) l’accorciamento/indebolimento del retto femorale, necessario per stabilizzare il bacino; b) l’impossibilità di contribuire al sollevamento del baricentro corporeo, posto all’indietro del punto di appoggio al suolo; c) la difficoltà nel produrre lavoro a livello del piede (blocco dell’articolazione virtuale dita-suolo) e del ginocchio.
Gli esercizi vogliono solo esemplificare una tipologia di trattamento. Non vi sono obiezioni teoriche all’applicazione del principio occlusivo a menomazioni diverse dall’emiparesi post-ictale ed anche sensoriali.

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