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ESPERIENZE DERMATOLOGICHE

Rivista di Dermatologia


Journal of Istituto Dermatologico San Gallicano
Official Journal of the Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani - A.D.O.I.
Indexed/Abstracted in: EMBASE, Scopus

 

ARTICOLI SPECIALI  


Esperienze Dermatologiche 2013 Settembre;15(3):107-12

lingua: Italiano

Le pediculosi umane

Calista D. 1, Sama E. 1, Venturelli C. 2

1 Unità Operativa di Dermatologia, Ospedale “M. Bufalini”, Ausl Cesena, Cesena, Italia;
2 Dipartimento Sanità Pubblica, Ausl Cesena, Cesena, Italia


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I pidocchi sono insetti ematofagi appartenenti all’ordine degli Anopluri. Sono note 4000 specie diverse di pidocchi 560 delle quali, raggruppate in 15 famiglie, parassitano i mammiferi e solo 3 specie sono in grado di infettare l’uomo: Pediculus corporis, Pediculus capitis e Phtirus pubis. I pidocchi sono specie-specifiche e, al di fuori del corpo umano, possono sopravvivere per 48 ore senza alimentarsi, mentre le uova si mantengono vitali per circa 10 giorni. La vita dei pidocchi dura circa 4 settimane e si compie attraverso tre fasi di maturazione: uovo, ninfa, adulto. Il periodo di latenza fra trasmissione del parassita e comparsa dei sintomi è di 4-6 settimane, il tempo necessario a sviluppare una reazione immunitaria. Nelle successive infestazioni il tempo di latenza si riduce a 24-48 ore per la già presente sensibilizzazione. La diagnosi clinica di pediculosi è facile con una attenta ispezione. La semeiotica della pediculosi è caratteristica: anamnesi compatibile, osservazione diretta dei pidocchi e delle loro uova, notevole prurito soprattutto notturno, macule eritematose o cerulee. L’approccio terapeutico prevede due trattamenti del paziente a distanza di 7-10 giorni e di tutti coloro con i quali si hanno avuto contatti intimi. Le larve sviluppano il loro sistema nervoso a partire dal 4 giorno dalla loro deposizione; di conseguenza, i pediculicidi che agiscono con meccanismo neurotossico, come permetrina e malathyon, non sono attivi prima di una settimana. Il cotrimoxazolo agisce distruggendo la flora batterica commensale mentre l’ivermectina, legandosi selettivamente ai canali ionici cloro glutammato-dipendenti e a quelli cloruro dipendenti dell’acido gamma-amminobutirrico delle cellule nervose e muscolari, induce paralisi e morte del parassita.

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