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GIORNALE ITALIANO DI DERMATOLOGIA E VENEREOLOGIA

Rivista di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse


Official Journal of the Italian Society of Dermatology and Sexually Transmitted Diseases
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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CASI CLINICI  


Giornale Italiano di Dermatologia e Venereologia 2013 October;148(5):531-6

Copyright © 2013 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Calcifilassi in pazienti dializzati, una malattia grave poco rispondente alle terapie: report di 4 casi clinici

Savoia F. 1, Gaddoni G. 1, Patrizi A. 2, Misciali C. 2, Odorici G. 2, Tampieri G. 3, Tampieri E. 3, Cantelli S. 3, Aldi M. 4

1 Unit of Dermatology, AUSL Ravenna, Ravenna, Italy;
2 Department of Internal Medicine Geriatrics and Nephrology, Division of Dermatology, University of Bologna, Bologna, Italy;
3 Unit of Nephrology, AUSL Ravenna, Ravenna, Italy;
4 Unit of Pathologic Anatomy AUSL Ravenna, Ravenna, Italy


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La calcifilassi o arteriolopatia calcifica uremica è una rara sindrome caratterizzata dal deposito di calcio all’interno delle pareti dei vasi di piccolo e medio calibro nel derma e nel tessuto sottocutano. La malattia colpisce principalmente pazienti affetti da malattia renale terminale. Riportiamo la nostra esperienza relativa a 4 casi di calcifilassi in pazienti dializzati. Il principale fattore di rischio osservato nei nostri 4 pazienti era l’uso del warfarin (2 pazienti, 50%), mentre i traumi locali e il diabete erano presenti in un unico paziente rispettivamente. Nessuno dei nostri pazienti era obeso. Gli arti inferiori erano la localizzazione più frequente (3 casi su 4, 75%), mentre l’addome era coinvolto in un unico paziente. Nella nostra esperienza la biopsia cutanea è risultata fondamentale per ottenere una diagnosi corretta e non ha provocato un’aggravamento delle ulcere. L’approccio terapeutico è stato multimodale, con impiego principalmente di terapia iperbarica, cinacalcet e sodio tiosolfato. Sebbene molti recenti case reports abbiano mostrato risultati brillanti e guarigione utilizzando il sodio tiosolfato, non abbiamo osservato alcun miglioramento della prognosi dei nostri pazienti utilizzando tale farmaco, al dosaggio di 5 grammi 3 volte a settimana per via endovenosa.

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