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GIORNALE ITALIANO DI DERMATOLOGIA E VENEREOLOGIA

Rivista di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse


Official Journal of the Italian Society of Dermatology and Sexually Transmitted Diseases
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ARTICOLI ORIGINALI  


Giornale Italiano di Dermatologia e Venereologia 2012 Agosto;147(4):407-11

lingua: Inglese

Vantaggi preoperatori della sonografia ad alte frequenze del seno pilonidale

Solivetti F. M. 1, Elia F. 1, Panetta C. 2, Teoli M. 1, Bucher S. 3, Di Carlo A. 4

1 Unit of Radiology and Imaging Diagnostics, Santa Maria e San Gallicano Dermosiphylpathic Institute, I.F.O. Roma, Rome, Italy;
2 Department of Cutaneous Hystopathology,Santa Maria e San Gallicano Dermosiphylpathic Institute, I.F.O. Roma, Rome, Italy;
3 Department of Oncologic Plastic Surgery;
4 Scientific Management, Santa Maria e San Gallicano Dermosiphylpathic Institute, I.F.O. Roma, Rome, Italy


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Obiettivo e metodi. Le patologie del seno pilonidale sono piuttosto frequenti, verosimilmente su base disontogenetica ‑ sebbene un’origine acquisita sia stata postulata da diversi autori ‑ caratterizzate, sotto il profilo anatomo-patologico, da una formazione pseudocistica, localizzata nell’adipe sottocutaneo della regione presacrale, contenente materiale del bulbo pilifero, normalmente con evoluzione di tipo flogistico recidivante. La formazione patologica è normalmente priva di parete spessa, essendo la stessa costituita da epitelio di tipo epidermico, sottile, con ovvia assenza di vascolarizzazione interna e con frequentissime fistole esterne cutanee. Sebbene la diagnosi clinica sia piuttosto agevole, il trattamento chirurgico è oggettivamente considerato non semplice, con un alto tasso di recidive e di complicanze. Un’adeguata conoscenza della patologia e del suo sviluppo, con precisa mappatura dei margini della lesione, può semplificare l’atto chirurgico, riducendone le possibili negative sequele. L’utilizzazione degli ultrasuoni nella diagnosi di questa patologia, nella nostra serie di 72 pazienti, ci ha sempre fornito utili informazioni. In particolare, in tutti i casi, sono state utilizzate sonde lineari 13-18 MHz ed anulare meccanica 20 MHz, quest’ultima soprattutto per la valutazione dei tramiti fistolosi verso la cute.
Risultati. In tutti i nostri casi, l’ecografia ha dimostrato formazione pseudocistica, senza vere pareti, con echi interni di livello più o meno alto, in rapporto a materiale di pertinenza del bulbo pilifero o rare vere e proprie macrocalcificazioni, con uno o più tramiti verso la cute, con assenza di vascolarizzazione interna, con aspetto del tutto sovrapponibile al reperto anatomopatologico. I dati ottenuti ecograficamente, tra l’altro in un tempo estremamente modesto, sono stati considerati molto utili dai chirurghi, per un più corretto management del paziente.
Conclusione. Consideriamo pertanto l’ultrasuonodiagnostica, purché si utilizzino sonde di adeguatamente alta frequenza, assai utile nella definizione anatomica di questa patologia, anche ai fini di una più corretta gestione chirurgica della stessa.

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