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GIORNALE ITALIANO DI DERMATOLOGIA E VENEREOLOGIA

Rivista di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse


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Giornale Italiano di Dermatologia e Venereologia 2010 April;145(2):141-9

Copyright © 2010 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Vitiligine: alterazioni dell’occhio e della sua elettrofisiologia

Perossini M. 1, Turio E. 2, Perossini T. 1, Cei G. 3, Barachini P. 2

1 Eye Disease Clinic, University of Pisa, Pisa, Italy
2 Dermatologic Clinic, University of Pisa, Pisa, Italy
3 Neurologic Clinic, University of Pisa, Pisa, Italy


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Obiettivo. Scopo di questo studio era analizzare il coinvolgimento dell’epitelio pigmentato retinico (retinal pigment epithelium, RPE) e del nervo ottico nei pazienti affetti da vitiligine (N.=40, 12 di sesso maschile e 28 di sesso femminile, età 12-82 anni; media 45,8).
Metodi. I pazienti sono stati sottoposti a valutazione dermatologica, a visita oculistica completa seguita da elettrooculogramma (electrooculography, EOG) e dall’esame dei potenziali evocati visivi (visual evoked potential, VEP).
Risultati. L’esame del fondo dell’occhio è risultato normale e non ha mostrato alcun aspetto caratteristico tale da poter essere considerato tipico della vitiligine. Sedici pazienti avevano alterazioni dei VEP (9 con riduzione dell’ampiezza, 7 con riduzione del’ampiezza ed aumentata latenza); 4 pazienti mostravano solo un Indice di Arden (AI) ≤180; 4 pazienti mostravano alterazioni dei VEP con AI ≤180. L’EOG evidenziava un caso patologico (AI ≤160), 7 subnormali (AI 160-180) e 32 normali (AI ≥180). La media dell’AI era 249 nei pazienti con vitiligine in confronto a 277,2 nei controlli. I pazienti con VEP alterati e EOG anormale hanno evidenziato una maggiore durata di malattia, un coinvolgimento cutaneo molto superiore alla media e le alterazioni dei valori dei VEP (ampiezza e latenza) si sono dimostrate di gran lunga più marcate rispetto a quelle osservabili negli altri soggetti a conferma che la contemporanea presenza di anomalie in entrambi gli esami è tipica dei casi più gravi. Inoltre i pazienti con solo VEP patologico (12 casi) hanno mostrato una durata media di malattia sensibilmente superiore mentre quelli che avevano esclusivamente l’IA<180 hanno mostrato una media della superficie corporea affetta da vitiligine lievemente maggiore.
Conclusioni. Si può affermare che nei casi in cui la malattia è più estesa e dura da più tempo siano presenti i dati elettrofisiologici oculari peggiori. Il VEP e l’EOG nei pazienti affetti da vitiligine costituiscono un metodo interessante per valutare l’evoluzione della malattia, perché possono rivelare l’interessamento subclinico sia delle vie ottiche sia dell’RPE. I risultati di questi due test sono correlati con la durata della malattia e con l’estensione delle lesioni cutanee.

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