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GIORNALE ITALIANO DI DERMATOLOGIA E VENEREOLOGIA

Rivista di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse


Official Journal of the Italian Society of Dermatology and Sexually Transmitted Diseases
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Giornale Italiano di Dermatologia e Venereologia 2007 February;142(1):49-52

Copyright © 2007 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Il morbo di Hansen in Piemonte e Valle d’Aosta

Noto S. 1, Clapasson A. 1, Di Negro G. 1, Broganelli P. 2, Pippione M. 2, Nunzi E. 1

1 Unit of Social Dermatology and National Centre for Hansen’s Disease, Department of Health Studies, San Martino Hospital, University of Genoa, Genoa, Italy 2 Unit of Syphilodermatous Pathologies 1-3 Department of Dermatology and Plastic and Reconstructive Surgery San Giovani Battista Hospital, Turin, Italy


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La torre del lebbroso di Aosta è un ricordo della presenza della malattia nell’Italia nord-occidentale nei primi anni del 1800. Alla Prima Conferenza Internazionale per la Lebbra del 1897 a Berlino il delegato italiano Pelizzari riferisce 13 casi di lebbra diagnosticati presso la Clinica Dermatologica di Torino. Nel 1953 Manca Pastorino, nella sua relazione “Epidemiologia e Profilassi della lebbra in Italia”, riferisce 9 comuni piemontesi con malati rispetto ai 15 del 1947. Nel 1977 in Piemonte sono riportati 16 casi di cui 8 autoctoni; le forme cliniche erano distinte in 15 lepromatosi e 1 tubercoloide. Dal 1990 al 2005, con l’istituzione del centro di riferimento nazionale di Genova e la collaborazione con la Clinica Dermatologica di Torino, la classificazione delle forme è più attendibile, infatti su 8 casi 6 sono borderline e 2 lepromatosi. Due di questi malati sono autoctoni e 6 di importazione. Come nelle altre regioni italiane si assiste all’aumento delle forme di importazione; i 2 pazienti autoctoni provengono da regioni dell’Italia meridionale.
Viene discussa l’epidemiologia dei casi autoctoni e l’aspetto microbiologico e clinico dei casi di importazione; di questi un malato presenta un quadro istopatologico di lebbra borderline e un carica batterica compatibile con una forma lepromatosa, quest’apparente incongruenza è dovuta alla presenza di leproreazione di tipo 1 downgrading.

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