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GIORNALE ITALIANO DI DERMATOLOGIA E VENEREOLOGIA

Rivista di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse


Official Journal of the Italian Society of Dermatology and Sexually Transmitted Diseases
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Giornale Italiano di Dermatologia e Venereologia 2006 December;141(6):507-12

lingua: Inglese

La prognosi della dermatite allergica da contatto. Valutazione critica della letteratura

Bonamonte D., Foti C., Angelini G.

Unit of Dermatology I Department of Internal Medicine Immunology and Infectious Diseases University of Bari, Bari, Italy


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La prognosi della dermatite allergica da contatto (DAC) si riferisce al decorso nel tempo dell’affezione con e senza intervento medico. Essa comprende non solo la possibilità di guarigione, ma anche l’effetto sulla qualità della vita e dell’attività lavorativa, e i costi finanziari per il singolo individuo e l’intera comunità. La DAC è un’affezione a notorio decorso cronico-recidivante; a tutt’oggi, tuttavia, la sua prognosi a lungo termine nella popolazione generale non è nota. Nel presente lavoro sono stati presi in considerazione i più importanti studi epidemiologici presenti in letteratura sin dagli anni ’50 allo scopo di cercare di quantizzare la storia naturale dell’allergia da contatto. Pur essendo ancora oggi piuttosto povera, nel corso degli anni la prognosi della DAC è andata sempre più migliorando, in particolare dopo gli anni ’90, con tassi di guarigione che in alcuni studi arrivano al 70% e oltre (con valori medi del 18-40%). Il sesso e l’età d’inizio della dermatite sembrano non influenzare la prognosi, mentre l’atopia cutanea personale, il momento della diagnosi dall’insorgenza, alcune attività lavorative e taluni allergeni ad ampia ubiquità in ambiente lavorativo e domestico possono contribuire alla cronicità della DAC. Le norme educazionali di prevenzione sembrano giocare un ruolo rilevante nel miglioramento della prognosi, a condizione che le stesse vengano impartite ogni 1-2 anni. Dal confronto fra il decorso della DAC e quello della dermatite da contatto irritante emerge che la prognosi di quest’ultima è decisamente più povera, verosimilmente a causa delle difficoltà della prevenzione per la mancata conoscenza degli agenti in causa.

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