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GIORNALE ITALIANO DI DERMATOLOGIA E VENEREOLOGIA

Rivista di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse


Official Journal of the Italian Society of Dermatology and Sexually Transmitted Diseases
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Giornale Italiano di Dermatologia e Venereologia 2006 Agosto;141(4):325-35

lingua: Inglese

Orf e noduli dei mungitori. Studio clinico-istopatologico di 12 casi e revisione della letteratura

Bonamonte D., Filotico R., Angelini G.

Department of Internal Medicine Immunology and Infectious Diseases Section of Dermatology, University of Bari, Bari, Italy


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Obiettivo. Riportiamo i dati clinico-morfologici ed istopatologici di 9 pazienti con orf e 3 con noduli dei mungitori osservati negli ultimi 2 decenni.
Metodi. Undici dei pazienti erano di sesso maschile; tutti i soggetti, di età compresa fra 26 e 70 anni, riferivano una storia di contatto con ovini o bovini.
Risultati. Nella gran parte dei casi le lesioni, singole o più spesso multiple, interessavano le mani o gli avambracci; solo in 1 caso erano colpite anche le gambe. L’infezione insorgeva in media dopo 8-9 giorni dalla esposizione. Dal punto di vista clinico, le lesioni si presentavano sotto aspetti morfologici diversi (6 stadi): maculo-papuloso, a bersaglio, acuto nodulo-essudativo, nodulare, papillomatoso e regressivo crostoso. Lo studio istopatologico veniva eseguito in tutti i casi in diverse fasi clinico-morfologiche. Il reperto era peculiare: l’epidermide mostrava proliferazioni digitiformi endofitiche, vacuolizzazione dei cheratinociti superficiali, inclusione di corpi eosinofili intracitoplasmatici e vescicole multiloculari. Nel derma era presente massiva proliferazione e dilatazione capillare e un più o meno denso infiltrato infiammatorio. Tutti i pazienti guarivano spontaneamente nel giro di 3-8 settimane senza complicanze né reliquati.
Conclusioni. A nostro avviso, l’orf e i noduli dei mungitori, affezioni correlate dal punto di vista eziologico e soprattutto clinico-istopatologico, hanno una prevalenza sottostimata a causa della familiarità con la malattia da parte della popolazione a rischio, la quale pertanto sfugge all’osservazione medica. Riteniamo infine che il quadro istopatologico, abbastanza peculiare, possa essere sufficiente per la diagnosi delle due affezioni e per la diagnosi differenziale con altre virosi cutanee, anche in assenza di dimostrazione eziologica del virus mediante microscopia elettronica.

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