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GIORNALE ITALIANO DI DERMATOLOGIA E VENEREOLOGIA

Rivista di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse


Official Journal of the Italian Society of Dermatology and Sexually Transmitted Diseases
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ARTICOLI ORIGINALI  


Giornale Italiano di Dermatologia e Venereologia 2005 Ottobre;140(5):491-6

lingua: Inglese

Magnetic resonance imaging application in infantile hemangiomas and vascular malformations

Gelmetti B., Moglia I., Restano L.

Pediatric Dermatology Unit Institute of Dermatological Sciences University of Milan, IRCCS Foudation, Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli, Regina Elena, Milan, Italy


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Obiettivo. In questo lavoro viene valutato il ruolo della risonanza magnetica nucleare (RMN) nella diagnosi delle anomalie vascolari che sono suddivisibili in 2 principali categorie: gli emangiomi capillari immaturi (ECI) e le malformazioni vascolari (MV).
Metodi. Venti pazienti in età pediatrica sono stati studiati tramite RMN o angiorisonanza. Tali metodiche rappresentano la tecnica non invasiva che permette una diagnosi più precisa della natura e dell’estensione della lesione senza esporre il paziente a radiazioni ionizzanti. Mediante la RMN è possibile differenziare le patologie vascolari in 4 patologie di base: ECI, fistole artero-venose, MV venose e MV linfatiche. La tecnica gradient echo (GE) permette di differenziare lesioni ad alto e basso flusso. La tecnica spin-echo (SE), mediante le proiezioni pesate T2 e T1, differenzia le lesioni ad alto flusso: quelle dotate di una discreta massa di tessuto molle con segnale omogeneo sono ECI, quelle prive di tale massa e aventi segnale disomogeneo sono fistole artero-venose. Mediante la proiezione in T1 pesata e l’iniezione di gadolinio, le lesioni a basso flusso si differenziano in malformazioni venose, se il segnale proveniente dal mezzo di contrasto è diffuso o uniforme, o in malformazioni linfatiche, se il segnale è settato, ossia solo le pareti delle cisti linfatiche hanno captato il gadolinio, divenendo brillanti.
Risultati. Nella casistica presentata, in molti casi le lesioni hanno mostrato un quadro RMN conforme alla letteratura; tuttavia, sono stati rilevate alcune discrepanze. Per quanto riguarda le malformazioni complesse, in particolare, la RMN, spesso, non fornisce elementi sufficienti, come si è evidenziato in una paziente affetta da MV capillaro-veno-linfatica prevalentemente capillare localizzata al tronco, addome e arti inferiori. In questo caso, la RMN confermava una lesione a estensione del tutto superficiale, quindi una lesione capillare, mentre la clinica evidenziava la componente linfatica e venosa della lesione (caratterizzate la prima da un rigonfiamento a livello ascellare, la seconda da un angiocheratoma). In un altra paziente che presentava una malformazione venosa, la RMN avrebbe dovuto riscontrare un segnale isointenso in T1, uno iperintenso in T2 e solo una dilatazione del sistema venoso alla GE. Invece, è comparsa anche una componente ad alto flusso che risulta in T2 con un vuoto di flusso e brillante alla GE. Questi dati non permettono di affermare con certezza che si tratti di una lesione venosa pura; tale diagnosi è stata confermata dall’esecuzione di un’angiografia.
Conclusioni. Sebbene la RMN debba essere considerata la tecnica di prima scelta per lo studio delle anomalie vascolari, soprattutto in pediatria, dove l’impiego delle radiazioni ionizzanti o di altre tecniche invasive appare particolarmente rischioso, essa non è, tuttavia, ancora capace di fornire, da sola, tutte le informazioni necessarie. In particolare, in questa casistica, la RMN ha presentato risultati dubbi in 2 casi: nelle lesioni ad alta portata, nella diagnosi differenziale tra una piccola fistola arterio-venosa, un angioma capillare infantile in fase proliferativa, una malformazione venosa con arterie afferenti ad alta portata e una malformazione arterio-venosa in fase preclinica; nelle lesioni a bassa portata, nella diagnosi delle malformazioni vascolari combinate veno-linfatiche.

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