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GIORNALE ITALIANO DI DERMATOLOGIA E VENEREOLOGIA

Rivista di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse


Official Journal of the Italian Society of Dermatology and Sexually Transmitted Diseases
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Giornale Italiano di Dermatologia e Venereologia 2004 October;139(5):455-63

Copyright © 2004 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese, Italiano

Ruolo degli alimenti nella sindrome orticaria-angioedema

Pigatto P. D., Persichini P., Arancio L.

Department of Dermatological Sciences University of Milan IRCCS Ospedale Maggiore, Milan, Italy


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Interrogata sulle possibili cause di orticaria, la maggior parte dei pazienti indica come causa gli allergeni di tipo alimentare, mentre studi condotti sulla popolazione hanno dimostrato una minore prevalenza.
I meccanismi patogenetici che sottendono alla maggioranza delle reazioni ad alimenti sono al momento conosciuti solo in parte.
Nei bambini è prevalente il ruolo di latte, uova, pesce, soia; nell’adulto quello di arachidi, noci, nocciole, cereali, pesce, crostacei, uova e frutta fresca.
Altri alimenti, invece, agiscono attraverso modalità extraimmunologiche esibendo, ad esempio, proprietà mastocitolitiche dirette.
Dal punto di vista clinico, non esistono quadri peculiari di orticaria alimentare rispetto ad altre forme orticariose.
L’orticaria-angioedema è il sintomo più frequente e spesso unico, mentre l’edema della glottide sembra essere la più frequente reazione grave da alimenti. L’anafilassi è la più temibile conseguenza di allergia alimentare e può in alcuni casi essere scatenata anche da minime quantità di alimento.
Lo standard diagnostico si avvale dei seguenti strumenti: anamnesi, test cutanei, inclusi quelli con alimento fresco, dosaggio delle IgE specifiche nel siero, dieta di eliminazione, test di esposizione orale al cibo in condizioni variabili.
La terapia, infine, deve prevedere oltre alla prevenzione anche una terapia sintomatica che comprenda dagli antistaminici e steroidi per via generale fino all’adrenalina per l’emergenza.
Le ipotesi terapeutiche attualmente più accreditate vanno dall’infusione dell’anticorpo monoclonale anti IgE all’impiego di vaccini che prevedono la coniugazione dell’allergene con specifici tratti di DNA che potrebbero modificare stabilmente l’assetto della risposta Th2 nei confronti dell’allergene.
Infine sono in corso studi a livello genetico per creare alimenti modificati geneticamente privi delle proteine allergeniche.

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