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Rivista di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse


Official Journal of the Italian Society of Dermatology and Sexually Transmitted Diseases
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Giornale Italiano di Dermatologia e Venereologia 2004 Febbraio;139(1):3-13

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Nuove terapie biologiche per il trattamento della psoriasi

De Rie M. A., Bos J. D.

Department of Dermatology, Academic Medical Center University of Amsterdam, Amsterdam, The Netherlands

La psoriasi è una patologia immuno-mediata che riconosce una patogenesi di tipo multifattoriale. Comunemente si ritiene che i pazienti affetti da questa patologia presentano una predisposizione genetica e che la psoriasi venga scatenata da fattori ambientali, quali i danni alla pelle, le infezioni, lo stress e i farmaci. Si ritiene che il sistema immunitario svolga il ruolo principale nel processo patogenetico di questa malattia. I progressi compiuti nella comprensione delle basi immunologiche della psoriasi hanno condotto allo sviluppo di terapie mirate alle diverse tappe in cui si articola questo processo. Inoltre, sono disponibili nuove terapie finalizzate all’induzione di una remissione duratura, e non solamente di una temporanea soppressione, come avviene con la maggior parte delle terapie sistemiche attualmente in uso. Al fine di conseguire questi obiettivi, si stanno studiando 3 diversi tipi di proteine ingegnerizzate, denominate «modificatori della risposta biologica» o «proteine biologiche»: gli anticorpi monoclonali, le proteine di fusione e le citochine. L’obiettivo principale di queste proteine biologiche consiste nell’inibizione di una o più fasi coinvolte nella patogenesi autoimmune della psoriasi: l’attivazione delle cellule T e la loro interazione con le cellule presentanti gli antigeni, la differenziazione e la proliferazione delle cellule T, l’adesione («homing») e la migrazione delle cellule T e la promozione delle azioni effettrici (la produzione di citochine) delle cellule T a livello della pelle. Le proteine biologiche maggiormente studiate al momento attuale sono le proteine di fusione alefacept e l’anticorpo monoclonale efalizumab, che inibiscono l’interazione tra la cellula T e la cellula presentante l’antigene e l’adesione delle cellule T, rispettivamente. Anche gli inibitori del fattore di necrosi tumorale infliximab ed etanercept hanno dato risultati promettenti. In generale, quando si utilizzano le proteine biologiche si possono incontrare diversi problemi: la 1° dose, il rilascio di citochine e le reazioni di ipersensibilità, l’immunosoppressione causata dalla deplezione (funzionale) delle cellule immunocompetenti, lo sviluppo di anticorpi neutralizzanti e rari eventi avversi non prevedibili, scoperti durante l’introduzione di questi nuovi farmaci. Inoltre, è necessario prestare molta attenzione quando i pazienti sono stati trattati in passato con terapie potenzialmente cancerogene, come l’arsenico e la fotochemioterapia ad alte dosi. Nel presente articolo si intende presentare una rassegna di questo nuovo interessante campo di ricerca, che è il risultato delle nuove tecniche di ingegnerizzazione delle proteine e della maggiore comprensione dell’immunobiologia della psoriasi. Dal momento che i dati riguardanti l’esito degli studi clinici e le nuove proteine biologiche sono in continuo cambiamento, il lettore viene incoraggiato a controllare la recente letteratura per avere informazioni aggiornate.

lingua: Inglese


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