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GIORNALE ITALIANO DI DERMATOLOGIA E VENEREOLOGIA

Rivista di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse


Official Journal of the Italian Society of Dermatology and Sexually Transmitted Diseases
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Giornale Italiano di Dermatologia e Venereologia 2001 April;136(2):135-45

Copyright © 2001 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Herpes gestationis (pemfigoide bolloso della gravidanza) (Recenti acquisizioni e studio retrospettivo della casistica osservata nel Dipartimento di Scienze Dermato-logiche dell’Università degli Studi di Firenze)

Fabbri P., Mei S., Amato L., Berti S.

Università degli Studi - Firenze Clinica Dermosifilopatica II Dipartimento di Scienze Dermatologiche (Direttore: Prof. P. Fabbri)


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Dopo una review della letteratura che analizza in dettaglio le manifestazioni cliniche, istopatologiche e immunopatologiche più significative dell’herpes gestationis (HG), gli Autori presentano uno studio retrospettivo sull’intera casistica di HG raccolta presso il Dipartimento di Scienze Dermatologiche dell’Università di Firenze negli ultimi 20 anni, nel quale sono state esaminate 7 pazienti.
Le caratteristiche epidemiologiche della nostra casistica sono completamente in accordo con quelle della letteratura: l’età media delle pazienti all’inizio della malattia (34 anni), la comparsa dell’HG in occasione della II o III gravidanza, l’inizio in coincidenza con la XXV-XXVIII settimana di gestazione, la comparsa di una dermatosi polimorfa intensamente pruriginosa prevalentemente localizzata all’addome (sede periombelicale), caratterizzata da lesioni eritemato-edematose infiltrate e figurate solo raramente associate a microbolle. L’esame istopatologico di lesioni recenti documentava raramente il reperto considerato caratteristico della malattia (distacco dermoepidermico, infiltrazione eosinofilica sottogiunzionale, degenerazione liquefacente focale dei cheratinociti basali). Invece più frequente era la documentazione a livello epidermico di spongiosi con numerose vescicole e nel derma un infiltrato di granulociti eosinofili e neutrofili. I reperti immunopatologici sono del tutto caratteristici e in chiave con i criteri diagnostici accettati in letteratura per questa malattia, e cioè la presenza di autoanticorpi IgG1 avidamente fissanti il complemento circolanti e fissati con morfologia lineare alla GDE e la loro specificità nei confronti del BPAg2 all’immunoblotting. Il deposito lineare di C3 alla GDE, documentato in tutte le nostre pazienti, rappresenta la condizione indispensabile per la diagnosi. I risultati delle ricerche immunopatologiche tissutali nelle nostre pazienti sottolineano l’importanza: 1) del complement fissation test (CFT) che dimostra la presenza di anticorpi circolanti in pazienti anche sierologicamente negative con l’IF indiretta; 2) della metodica del salt split skin (SSS) che documenta la fissazione solo sul versante epidermico degli anticorpi IgG1 circolanti e fissati; 3) delle indagini di biologia molecolare (immunoblotting) che precisano l’atg (BPAg2 di 180 kd) verso il quale sono rivolti gli atc anti-MB presenti in questa affezione.

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