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GIORNALE ITALIANO DI DERMATOLOGIA E VENEREOLOGIA

Rivista di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse


Official Journal of the Italian Society of Dermatology and Sexually Transmitted Diseases
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NOTE DI TERAPIA  


Giornale Italiano di Dermatologia e Venereologia 2000 Aprile;135(2):237-41

lingua: Italiano

Trattamento topico con mecloretamina della micosi fungoide (Esperienze terapeutiche)

Passarini B., Bandini P., Costa A. M., Varotti C.

Università degli Studi - Bologna Dipartimento di Medicina Clinica Specialistica e Sperimentale Sezione di Clinica Dermatologica (Direttore: Prof. C. Varotti)


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Obiettivo. Si descrive l’esperienza terapeutica di trattamento della micosi fungoide (MF) con mecloretamina topica: la mecloretamina è un agente alchilante che agisce sulle cellule in rapida moltiplicazione ed in particolare sui linfociti.
In uso per via sistemica già dal 1947 (Goodman e Gilman) per la cura dei Linfomi Cutanei a Cellule T (CTCL), solo nei primi anni ’60, Richardson e Haserick la usarono topicamente su un paziente con MF in fase avanzata con brillanti risultati.
Sono seguite sperimentazioni in tutto il mondo e questo farmaco è diventato una terapia consolidata per la MF in fase precoce.
Metodi. Il nostro trial con mecloretamina topica si è svolto su un numero limitato di pazienti (6 casi: 4 maschi e 2 femmine): si è ottenuta remissione totale delle lesioni in 2 pazienti (33%), remissione parziale superiore al 50% in 3 pazienti (50%) e remissione parziale inferiore al 25% in 1 paziente (16,5%).
Risultati. Effetti collaterali si sono presentati in 4 su 6 pazienti sotto forma di DIC e/o DAC più o meno accentuate, mai tali da comportare però la sospensione definitiva della terapia. Si è dimostrata, inoltre, la necessità di una terapia di mantenimento ogni 10-14 giorni per mantenere la remissione delle lesioni.
Conclusioni. La mecloretamina, farmaco con effetti collaterali limitati, senza controindicazioni, né dosi limite, si è dimostrata un valido sostegno nella cura della MF, migliorando le condizioni di vita e forse anche prolungando la sopravvivenza dei pazienti.

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