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GIORNALE ITALIANO DI DERMATOLOGIA E VENEREOLOGIA

Rivista di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse


Official Journal of the Italian Society of Dermatology and Sexually Transmitted Diseases
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ARTICOLI ORIGINALI  


Giornale Italiano di Dermatologia e Venereologia 1998 April;133(2):93-9

Copyright © 1998 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Pityriasis rotunda sardoa. Studio clinico, epidemiologico e follow-up su 47 casi osservati nel nord Sardegna dal 1981 al 1995

Ena P., Chiarolini F., Gallus D., Spano G., Masotti A., Leigheb G.

Università degli Studi - Sassari, Istituto di Clinica Dermatologica


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Introduzione ed obiettivo. La pityriasis rotunda è una rara dermatosi discromico-desquamativa ad eziologia sconosciuta, comprendente attualmente almeno due forme clinico-evolutive diverse. La prima, tipica degli adulti negri, è spesso associata a neoplasie maligne o ad infezioni ed inoltre evidenzia prevalenti lesioni iperpigmentarie, squamose, a chiazze; la seconda, ad insorgenza generalmente infantile, interessa i soggetti di razza bianca, non si associa a malattie sistemiche o neoplastiche. Le lesioni cutanee sono ipopigmentate, lievemente squamose ed autorisolvono con la pubertà. A questa entità appartengono la forma descritta in Giappone e quella diffusa nel bacino del Mediterraneo e soprattutto in Sardegna.
Materiali e metodi. Nel periodo 1981-1995 si sono osservati, presso l’ambulatorio della Clinica Dermatologica dell’Università di Sassari 47 pazienti (27 femmine e 20 maschi) portatori di tipiche chiazze di pityriasis rotunda. Ventidue di essi (47%) erano bambini, diciotto (38%) adolescenti, sette (15%) adulti. Solo due pazienti superavano i 30 anni. Le lesioni cutanee, non pruriginose, erano insorte, nell’80% dei pazienti, tra il II e VII anno e, solo in pochi casi, dopo i 10 anni. Le sedi colpite erano il tronco, gli arti superiori ed inferiori; il numero delle chiazze variava da 4 a oltre 200 con diametro compreso tra 2 mm e 10 cm. Trentanove casi (83%) erano a distribuzione familiare, nell’ambito di 21 nuclei familiari non imparentati tra loro.
Risultati. Gli esami ematochimici, micologici e batteriologici risultavano nei limiti della norma o negativi. La xerosi cutanea e l’atopia accompagnavano il quadro clinico della malattia in 28 pazienti; 3 casi si associavano all’ittiosi volgare.
La durata della dermatosi, risultò, in media, compresa tra i 5 e gli 11 anni. La dermatosi regredì spontaneamente, senza esiti, nella maggior parte dei casi dopo la pubertà, in particolare a partire dal XVI anno.
Conclusioni. I nostri rilievi sono in discreto accordo con precedenti studi sull’epidemiologia e sull’aspetto clinico della pityriasis rotunda nell’isola e tenderebbero a dimostrare che la forma di PR presente in Sardegna è una genodermatosi con caratteristiche clinico-evolutive peculiari e costanti legate a fenomeni atavici di isolamento geografico e che, per questo, può esser considerata malattia specifica ed endemica della Sardegna (pityriasis rotunda sardoa).

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