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CHIRURGIA

Rivista di Chirurgia


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ARTICOLI ORIGINALI  


Chirurgia 2012 June;25(3):155-9

lingua: Inglese

Ferite penetranti: indicazioni per il trattamento delle ferite da arma da fuoco e da arma da taglio

Catani M., Romagnoli F., De Milito R., Carocci V., Pucci M., Romeo V., Ruggiero L., Modini C.

DEAII Emergency Department, Umberto I Policlinico di Roma, La Sapienza University, Rome, Italy


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Obiettivo. Nel corso degli ultimi 20 anni l’approccio ai pazienti vittime di ferite penetranti è cambiato radicalmente ed risultati delle esperienze riportate in letteratura hanno spostato il trattamento da chirurgico in tutti i pazienti verso un trattamento possibilmente conservativo ed operativo in casi selezionati. Gli autori riportano la loro esperienza sulle ferite penetranti che hanno richiesto un trattamento chirurgico, nel dipartimento di emergenza di un grande ospedale metropolitano di Roma.
Metodi. Dal gennaio 2000 al dicembre 2008 i pazienti ammessi al DEAdel Policlinico Umberto I di Roma che hanno necessitato di un trattamento chirurgico per ferite penetranti sono stati retrospettivamente selezionati ed analizzati al fine di definire il percorso diagnostico e terapeutico più adeguato in base ai risultati ottenuti, alle linee guida internazionali ed agli standard di cura.
Risultati. Nel periodo in studio, 93 pazienti sono stati identificati e studiati. Le procedure chirurgiche effettuate sono state: 8 toraciche (toracotomia o toracoscopia) con 11 drenaggi della cavità pleurica, 23 addominali (laparotomie o laparoscopie operative), 8 ricostruzioni vascolari, 2 arteriografie e 40 interventi di chirurgia minore. Il tasso di mortalità perioperatoria stato dell’1%.
Conclusioni. Seguendo la filosofia del “Damage Control Surgery”, il trattamento operativo selettivo sta diventando lo standard di cura in molte emergenze traumatiche. La gestione ottimale in emergenza dei pazienti con ferite penetranti è di cruciale importanza, specialmente nella “golden hour”, poiché consente una valutazione rapida ed efficace che guiderà il trattamento conseguente secondo la logica del “good clinical practice” evitando trattamenti operativi non necessario.

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