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CHIRURGIA

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CASI CLINICI  


Chirurgia 2006 Febbraio;19(1):69-72

lingua: Inglese

Validità e limiti della trasfusione di sangue autologo nella chirurgia generale maggiore

Di Mauro S. 1, Bartolo V. 2, Micali C. 2, Samà D. 2, Maglitto D. 1, Cesario E. 1, Lo Duca N. 1

1 Divisione di Chirurgia Generale Università Degli studi di Messina, Messina
2 Servizio Trasfusionale, A.O.U. Messina, Messina


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Gli Autori, partendo dalla considerazione che l’utilizzo di sangue omologo non è scevro da rischi quali incidenti trasfusionali e trasmissione di malattie infettive: riportano i risultati di uno studio condotto su 135 pazienti candidati ad interventi di chirurgia maggiore, con necessità stimata di 2-3 unità di sangue ed i requisiti clinici ideali per essere inclusi nel programma di autotrasfusione.
Dopo aver analizzato le varie metodiche per la raccolta del sangue (predeposito, emodiluizione acuta normovolemica, recupero peri e postoperatorio e l’impiego preoperatorio dell’eritropoietina), considerano che nonostante il sangue autologo sia sicuramente “più costoso” del sangue omologo, la pratica dell’autotrasfusione, se applicata sistematicamente consente il risparmio di sangue da donatore e contribuisce alla soluzione della cronica carenza di sangue.
Concludono affermando che è buona regola limitare ogni volta che è possibile la pratica trasfusionale ricorrendo alle numerose alternative alla trasfusione di sangue omologo (tecniche anestesiologiche: impiego dell’ipotermia, ventilazione iperossigenata, ipotensione controllata, uso di trasportatori di ossigeno e l’accettazione di bassi valori di emoglobina) e quando questa si rende necessaria, utilizzare come prodotto di scelta il sangue autologo.

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