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CHIRURGIA

Rivista di Chirurgia


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ARTICOLI ORIGINALI  


Chirurgia 2004 June;17(3):89-94

lingua: Italiano

ŠPerché, ancora, la Nissen-Rossetti?

Fimmanò A., Coppola Bottazzi E., Cirillo C., De Palma G. D., Vittoria I.


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Obiettivo. Scopo del presente studio, condotto sulla base dell'esperienza personale e sull'analisi della letteratura mondiale dell'ultimo decennio, è quello di contribuire alla formulazione di linee guida valide nell'ambito della terapia della sindrome da reflusso gastro-esofageo (SRGE), che mantiene ancora intatta la sua identità nosologica ed epidemiologica, per fattori anatomici, bio-umorali e/o psicologici, anche nell'era degli anti-H2, dei PPI, degli Alginati e quant'altro. L'approccio chirurgico mini-invasivo ha visto aumentare il numero di pazienti SRGE operati, forse per una maggior disponibilità ad accettare una chirurgia dichiaratamente meno traumatizzante, ma anche, forse, per un «allargamento» all'indicazione chirurgica. Risulta, tuttavia, foriero di complicanze importanti, che in «open surgery» erano ormai assenti, ad esempio una disfagia persistente, tanto da generare una tendenza laparoscopica a plastiche anti-reflusso «parziali» a scapito di quelle «totali».
Metodi. Sono stati studiati, in 36 mesi, 114 pazienti, tutti sottoposti a indagini endoscopiche, manometriche, radiologiche e pH-metriche/24 h.
Risultati. La terapia medica e il protocollo dietetico e comportamentale hanno ottenuto risultati eccellenti in 98/114 pazienti (86%); 12 sono i pazienti operati, tutti per via laparotomica tradizionale, di cui 10 sottoposti a funduplicatio a 360° secondo Nissen-Rossetti e 2 a emi-funduplicatio secondo Dor. Abbiamo registrato 1 sola disfagia di breve durata, nessuna persistente, nessun reintervento. La terapia medica si è mantenuta in 7/12 pazienti per 180 giorni; a 1 anno dall'intervento tutti i pazienti risultano svezzati.
Conclusioni. I risultati suggeriscono una persistente validità sia della plastica secondo Nissen-Rossetti, sia della via laparotomica tradizionale.

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