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CHIRURGIA

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Chirurgia 2000 June;13(3):159-62

Copyright © 2000 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Le ferite d’arma da fuoco (La nostra esperienza)

Basile G., Nicolosi A., Tabbì R., Caragliano P., Buffone A., Calì V.


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Obiettivi. Valutazione della gravità delle lesioni d'arma da fuoco nei pazienti che giungono ancora in vita al pronto soccorso e possibilità di applicazione di un trattamento conservativo, piuttosto che demolitivo, degli organi colpiti.
Metodi. È stata effettuata un'indagine di tipo retrospettivo su 40 pazienti con ferite d'arma da fuoco giunti alla Divisione di Chirurgia d'Urgenza dell'Ospedale Vittorio Emanuele di Catania (età media: 32 anni). Sono stati esclusi i pazienti deceduti durante il trasporto o prima di poter attuare un qualsiasi trattamento chirurgico. Il follow-up medio è stato di 31 mesi (range 2-58 mesi). Dei 40 pazienti: 25 (62,5%) avevano subìto solo lesione della cute e dei tessuti molli, 5 (12,5%) lesione dei tessuti molli e delle ossa, mentre 10 (25%) avevano riportato lesioni uniche o multiple di organi endotoracici (pleura, polmone), endoaddominali (ileo, stomaco, colon, fegato, milza, rene, vescica) o vascolari (vasi carotidei). Di questi ultimi pazienti solo 5 sono stati trattati con una resezione totale o parziale di organo (splenectomia totale, nefrectomia totale, resezione ileale, resezione epatica), mentre negli altri 5 è stato possibile effettuare una semplice riparazione dell'organo lesionato o il posizionamento di un tubo di drenaggio toracico.
Risultati. Due dei 40 pazienti (5%) sono deceduti per collasso cardiocircolatorio conseguente a emorragia inarrestabile, il primo per lesione multiple d'organo e il secondo per lacerazione dei vasi carotidei. Gli altri 38 pazienti (95%) non hanno avuto complicanze degne di nota.
Conclusioni. La mortalità dei pazienti che giungono al pronto soccorso ancora in vita è decisamente bassa, soprattutto perché spesso si tratta di pazienti giovani, senza patologie associate. Tali risultati sono stati possibili anche grazie al notevole progresso degli ausili diagnostici e rianimatori, che oggi fanno parte integrante dei moderni Dipartimenti di emergenza.
Per quanto riguarda il trattamento chirurgico, si è visto come anche gli interventi conservativi, allorché praticabili, consentono ottimi risultati, alla stessa stregua di quelli demolitivi.

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