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CHIRURGIA

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Chirurgia 1999 June;12(3):165-72

lingua: Italiano

Risultati a lungo termine del trattamento chirurgico del carcinoma epatocellulare (Analisi dei fattori prognostici)

Ialongo P., Spiliopoulos G., Campion J.P., Launois B.


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Obiettivo. I notevoli progressi compiuti in campo diagnostico grazie all'apporto di migliorate tecniche eidologiche (US, TAC, RMN, angiografia, laparoscopia, marker tumorali) hanno condotto con frequenza sempre crescente, alla scoperta di tumori asintomatici, di piccole dimensioni, aumentando in ultima analisi, le possibilità terapeutiche della chirurgia exeretica.
Gli Autori analizzano i risultati a lungo termine del trattamento chirurgico del carcinoma epatocellulare (CHC) in funzione dei fattori prognostici.
Metodi. Nel periodo compreso tra gennaio 1974 e dicembre 1995 presso il Dipartimento di Chirurgia Digestiva e Sezione Trapianti del Centre Hospitalier Régional et Universitaire di Rennes (Francia), sono stati sottoposti ad intervento chirurgico per CHC 207 pazienti; 185 erano di sesso maschile e 22 di sesso femminile e l'età media era 60 anni (estremi 48-72 anni). In 149 casi (72%) il carcinoma si era sviluppato su fegato cirrotico, ed in 58 (28%) su fegato apparentemente sano.
Risultati. Il tasso di resecabilità è stato del 65,7%. La mortalità operatoria è risultata dell'8,2% ed in particolare del 9,4% nei pazienti cirrotici e del 5,2% nei pazienti non cirrotici (p=NS).
La sopravvivenza nei pazienti cirrotici è stata del 70% ad 1 anno, del 43,1% a 3 anni e del 21,7% a 5 anni mentre nei pazienti non cirrotici il tasso di sopravvivenza è risultato dell'81% ad 1 anno, del 50% a 3 anni e del 28,6% a 5 anni (p=NS).
L'analisi dei fattori influenzanti la sopravvivenza a tre e cinque anni ha rilevato risultati significativamente migliori nei pazienti che presentavano un livello ematico di alfaFP inferiore a 15 ng/ml (p<0,0001), un numero di noduli neoplastici minore di 2 (p<0,05), un margine di sicurezza superiore ad 1 cm (p<0,001) e stabilità emodinamica peroperatoria (p=0,04).
Inoltre la sopravvivenza è risultata significativamente migliore nei pazienti che non presentavano invasione del margine di sicurezza (p<0,0001), sintomatologia preoperatoria (p=0,008), ipertensione portale sintomatica (p=0,01), complicanze postoperatorie (p=0,03) e che non necessitavano la trasfusione durante l'intervento chirurgico di plasma fresco congelato (p=0,01) o di un quantitativo di globuli rossi superiore ad 1 unità (p=0,02).
La sopravvivenza, infine, è risultata migliore nei pazienti sottoposti ad intervento chirurgico dopo il 1990 (p<0,05).
Conclusioni. La chirurgia ha un ruolo indiscutibile nel trattamento del CHC. La sopravvivenza dopo chirurgia exeretica è migliorata significativamente da una appropriata selezione dei pazienti (alfaFP <15 ng/ml, numero di noduli neoplastici <2, assenza di sintomatologia preoperatoria e di ipertensione portale sintomatica) e dalla tecnica chirurgica (approccio posteriore dell'ilo epatico) che consente di effettuare resezioni «réglées» e con un margine di sicurezza >10 mm, senza necessità di trasfusione di sangue od emoderivati.

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