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ARTICOLI ORIGINALI  


Chirurgia 1999 Aprile;12(2):87-92

lingua: Italiano

Il trattamento integrato della carcinosi peritoneale

Cavaliere F., Di Filippo F., Consolo S., Cairella G., Cosimelli M., Di Lauro L., Callopoli A., Botti C., Anzà M., Di Angelo P., Giunta S., Laurenzi L., Cavaliere R.


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Obiettivo. La diffusione transparietale di neoplasie endoaddominali a bassa aggressività biologica può essere causa di estese carcinosi peritoneali in assenza di metastasi linfatiche o ematogene. La scarsa tendenza all'infiltrazione in profondità è causa di una «ridistribuzione» della neoplasia sulle superfici peritoneali che dipende dalla gravità, dai movimenti peristaltici e dal riassorbimento dei fluidi. I trattamenti tradizionali avevano come scopo la palliazione, mentre l'attuale scopo della chirurgia dovrebbe essere quello di citoriduzione completa con asportazione delle localizzazioni neoplastiche nel loro involucro peritoneale. La perfusione ipertermico-antiblastica consente poi il contatto diretto tra il chemioterapico e l'eventuale residuo microscopico di malattia a superfici completamente esposte.
Nell'esperienza di Sugarbaker su 64 pazienti con carcinosi peritoneale da primitivo colorettale, la peritonectomia associata a chemioterapia regionale ha consentito sopravvivenze a 3 anni del 37%.
Metodi. Trentuno pazienti affetti da carcinosi peritoneale massiva prevalentemente di origine ovarica e colorettale, sono stati oggetto di studio prospettico ed hanno attualmente un follow-up mediano di 16 mesi. Il disegno dello studio prevede il trattamento associato di peritonectomia e perfusione ipertermico-antiblastica intraddominale con CDDP (25 mg/m2/Lt di perfusato) e, nel caso di primitività colorettale, MMC (3,3 mg/m2/Lt di perfusato), a 41,5°C per 60 minuti. Dopo il trattamento integrato il paziente veniva trasferito per 24 ore nell'Unità di Terapia Intensiva prima di tornare in reparto.
Risultati. A valle della curva di apprendimento si è osservata una riduzione dei tempi di intervento delle perdite ematiche intraoperatorie e della mortalità ospedaliera con nessun nuovo evento degli ultimi 15 mesi ed una fattibilità che attualmente ha raggiunto il 100%. Il tempo mediano alla recidiva è stato di 16 mesi con una sopravvivenza a 2 anni del 59%.
Conclusioni. Il trattamento integrato è fattibile ed offre nuove possibilità di cura a pazienti non responsivi ai trattamenti convenzionali.

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