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CHIRURGIA

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Chirurgia 1999 February;12(1):47-52

lingua: Italiano

Malattia cistica della mammella (Esperienza clinica nel dosaggio del contenuto elettrolitico)

Lazzaretti M. G., Castellani Tarabini C., Zenezini Chiozzi A., Piccagli I., Bernardelli D., Gavioli M., Rosi A., Tamborrino E.


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Obiettivo. Numerosi lavori degli ultimi 20 anni sostengono la possibilità di differenziare pazienti a diverso rischio di patologia mammaria in base al rapporto Na/K dosato sul fluido aspirato da cisti della mammella. Abbiamo, pertanto, intrapreso uno studio prospettico di valutazione di tale rapporto nella popolazione afferente all'Ambulatorio di Senologia della nostra Divisione.
Metodi. Ottantasei pazienti di età media 45,9 anni sono state sottoposte ad agoaspirato di 162 lesioni cistiche macroscopicamente evidenziabili (quantitativo di liquido „1 ml). Di tutte le pazienti abbiamo valutato stato menopausale, fase del ciclo mestruale, diametro del nodulo cistico e sua sede, rapporto Na/K, citologia sul liquido aspirato in 76/86 pazienti, recidiva di patologia cistica e tempo intercorso dalla prima aspirazione, modificazioni del rapporto nelle cisti aspirate successivamente.
Risultati. Delle 86 pazienti 46 presentavano un rapporto Na/K <3 e 40 >3. In 42 pazienti era presente un'unica cisti mentre il 51,2% manifestava più di due cisti contemporaneamente, 24, pari al 27,9%, più di 4. Trentaquattro pazienti hanno presentato comparsa di 1 o più cisti sequenziali dopo un intervallo medio di 17,2 mesi (range: 1-52). Le pazienti con rapporto Na/K >3 più frequentemente modificavano tale rapporto alle successive aspirazioni. Non si sono rilevate differenze statisticamente significative tra i due gruppi separati in base al diverso rapporto, relativamente ad età, stato menopausale, fase del ciclo mestruale, presenza di metaplasia apocrina alla citologia, diametro medio del nodulo e incidenza di recidive di cisti. Neppure il tempo intercorso tra prima aspirazione e recidiva e il numero di cisti complessivamente presenti risultavano significativamente diversi. Le pazienti che hanno presentato almeno una recidiva di cisti non erano significativamente diverse dalle altre rispetto ai parametri presi in considerazione, se si esclude la presenza di metaplasia apocrina, ai limiti della significatività.
Nettamente superiore, nel gruppo che ha necessitato di più aspirazioni, il numero di cisti presenti.
Conclusioni. Il numero limitato di pazienti e il follow-up troppo breve (< 3 anni) non ci permettono di trarre conclusioni circa un aumentato rischio di sviluppare una neoplasia maligna (nessuna delle nostre pazienti) o di una più pesante evoluzione della GCD. La semplicità del metodo impone, però, a nostro avviso, una più prolungata valutazione nel tempo, prima di abbandonarlo completamente perché inutile.

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