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Rivista di Anatomia, Fisiopatologia e Chirurgia del Piede


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Chirurgia Del Piede 2000 Settembre;24(3):197-202

 REVIEW

Entesopatia del piede

Tarocco R. P., Longato L.

Con la Risonanza Magnetica ad alta risoluzione si è potuto documentare come l'entese sia il tessuto primitivamente coinvolto nelle Artriti Reattive (ARe) ed in particolare nelle spondiloartriti. Dalla letteratura si evince poi come l'eziologia che più frequentemente si rende responsabile della monoartrite non sia quella microcristallina o quella infettiva diretta o traumatica, ma quella che determina le spondiloartropatie, ossia infettiva indiretta con localizzazione microbica primaria negli epiteli gastroenterici o genitourinari. Le strutture entesiche del piede però, sottoposte quotidianamente a sollecitazioni meccaniche, vanno facilmente incontro microlesioni che innescano necessariamente processi riparativi (entesite riparativa, tipica lesione silente e frequente negli atleti). Va comunque sottolineato che la risposta ad uno stimolo flogogeno determina, in qualsiasi sede s'instauri, un focus infiammatorio il cui persistere, anche se incapace di esprimere una sintomatologia sistemica e/o locale, modifica l'assetto citochinico e contemporaneamente, in risposta, quello sintetico epatico (proteine della fase acuta) trasformando un processo riparativo (entesite riparativa post-traumatica) in infiammatorio. Diverso è però il destino se le lesioni tessutali entesiche sono indotte direttamente da prodotti strutturali o funzionali provenienti da patogeni intracellulari presenti negli epiteli intestinali o genitourinari i quali propriamente danno l'entesite reattiva, la forma più comune di lesione a sede singola a livello del piede. Si conclude quindi che di fronte ad una monoartrite del piede si deve sempre sospettare una entesite reattiva che impone di ricercare eventuale presenza di patogeni intracellulari degli epiteli genitourinari o intestinali e di escludere eventuali focalità aggiunte in altre sedi e trattare le prime con terapia antibiotica che deve essere di lunga durata le seconde secondo il tipo e la sede. Solo in ultima istanza procedere al trattamento chirurgico che deve essere in grado di rimuovere, per quanto possibile, il tratto coinvolto dall'infiammazione reattiva.

lingua: Italiano


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