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ACTA VULNOLOGICA

Rivista di Fisiopatologia e Terapia delle Lesioni Ulcerative Cutanee


Official Journal of the Italian Association for Cutaneous Ulcers
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Acta Vulnologica 2015 September;13(3):171-76

Copyright © 2015 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano, Inglese

Nutrizione e riparazione delle lesioni della cute, il ruolo dell’apporto azotato nella nutrizione: è più importante nutrire il paziente o solo curare la ferita?

Corsetti G. 1, Pasini E. 2, Romano C. 1, Dioguardi F. S. 3

1 Department of Clinical and Experimental Sciences, Division of Human Anatomy and Physiopathology, University of Brescia, Brescia, Italy;
2 “S. Maugeri Foundation”, IRCCS, Cardiology Rehabilitative Division, Medical Centre of Lumezzane, Brescia, Italy;
3 Department of Clinical Sciences and Community Health, University of Milan, Milan, Italy


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La cute è un organo, e non solamente un tessuto, che costituisce l’8% del peso corporeo di un adulto sano. Il contenuto proteico della cute, in cui predomina il collagene, a sua volta costituisce il 50% del peso di questo tessuto. Pertanto, è comprensibile che le proteine contenute nella cute siano in rapporto con lo stato metabolico del corpo, e quindi che la cute sintetizzi nuove proteine o le catabolizzi per provvedere il rifornimento di substrati azotati al metabolismo secondo le esigenze e le necessità del resto del corpo. Noi abbiamo dimostrato che diete a bassa qualità di contenuto in aminoacidi, cioè povere in amino acidi essenziali, rapidamente compromettono la densità del collagene e sbilanciano il rapporto fra sintesi e catabolismo, inducendo una alterazione negative della sintesi del collagene cutaneo. Perciò, suggeriamo che controllare con regolarità almeno i livelli di albumina plasmatica, un marcatore generale di sintesi proteica adeguata, sia un semplice e facilmente disponibile metodo sia per identificare i pazienti a maggior rischio di lesioni spontanee, come le piaghe da decubito, sia per comprendere se il fallimento della terapia topica nella riparazione di qualunque lesione sia da ascriversi alla malnutrizione del paziente e non alla inadeguatezza della medicazione locale.

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