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ACTA VULNOLOGICA

Rivista di Fisiopatologia e Terapia delle Lesioni Ulcerative Cutanee


Official Journal of the Italian Association for Cutaneous Ulcers
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ARTICOLI ORIGINALI  


Acta Vulnologica 2009 Dicembre;7(4):197-205

lingua: Italiano

La terapia compressiva nel paziente con lesioni trofiche degli arti inferiori immobile o con mobilità limitata

Mosti G.

Clinica MD Barbantini, Lucca, Italia


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Obiettivo. L’immobilità o una ridotta mobilità sono state sempre considerate l’indicazione primaria per una terapia compressiva elastica nella convinzione che questo tipo di compressione sia più “attiva” a riposo. Scopo del nostro lavoro è verificare se la compressione elastica è realmente superiore a quella anelastica nel paziente immobile o con scarsa mobilità.
Metodi. In 20 pazienti (10 uomini, 10 donne di età compresa fra i 75,4±8,2, range 65-82 anni) con mobilità ridotta abbiamo applicato una compressione elastica ed anelastica con la stessa pressione a riposo e misurato la pressione di interfaccia prodotta in posizione supina, seduta, in piedi e durante contrazione muscolare attiva e passiva. È stata anche calcolata la differenza tra la pressione ortostatica e supina, la pressione nella posizione seduta e supina e la differenza tra la sistole e la diastole muscolare durante l’attività fisica attiva e passiva.
Risultati. Il bendaggio elastico e anelastico esercitano a riposo una pressione uguale. Il bendaggio anelastico raggiunge picchi pressori in posizione seduta, in piedi, e durante la sistole muscolare significativamente più elevati rispetto a quelli prodotti dal bendaggio elastico (P<0,001). Come conseguenza le differenze misurate tra la pressione ortostatica e supina, la pressione nella posizione seduta e supina e la differenza tra la sistole e la diastole muscolare durante l’attività fisica attiva e passiva sono significativamente più elevate con compressione anelastica (P<0,001).
Conclusioni. I risultati ottenuti evidenziano che non c’è una azione superiore del bendaggio elastico confrontato con l’anelastico a riposo; entrambi i bendaggi sono in grado di produrre una pressione “attiva” a riposo. Il bendaggio anelastico inoltre produce una pressione molto più alta dell’elastico in seguito a contrazione muscolare anche passiva (il così detto massage effect). Questo a sua volta produce una superiore effetto emodinamico: è stata documentato un aumento della frazione d’eiezione proporzionale alla pressione sistolica e al massage effect. Il concetto che solo la pressione elastica è attiva a riposo nel paziente con ridotta mobilità o immobile va considerato errato.

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