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ACTA VULNOLOGICA

Rivista di Fisiopatologia e Terapia delle Lesioni Ulcerative Cutanee


Official Journal of the Italian Association for Cutaneous Ulcers
Indexed/Abstracted in: EMBASE, Scopus, Emerging Sources Citation Index


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CASI CLINICI  


Acta Vulnologica 2009 Settembre;7(3):101-2:151-4

lingua: Italiano

Dialisi e wound-care

Balduzzi E., Bauducco M., Castagna S.

Struttura Complessa di Nefrologia e Dialisi, Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano, Torino, Italia


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Il caso clinico qui presentato riguarda un paziente di 53 anni, in emodialisi dal settembre 2007 per nefropatia diabetica (diabete tipo 2 in buon compenso), portatore di ulcera cronica neuropatica, sede dorsale piede sinistro, discromia ed edemi delle gambe. Il paziente aveva presentato nel 2005 ulcera dello stesso arto risoltasi dopo escarectomia. Lo scorso anno un’escoriazione ha generato l’attuale lesione: stadio 1A (Texas) diametro 7¥4 cm, forma irregolare, bordi netti, fibrina, abbondante essudato verdastro non maleodorante, no dolore. No care-giver; poco self-care. Si decide di gestire il problema in modo interdisciplinare. Si coinvolgono per questo il medico nefrologo, gli infermieri di dialisi (di cui due con esperienza di wound-care), il diabetologo, il chirurgo plastico. L’obiettivo è di ottenere un buon tessuto di granulazione attraverso i principi del TIME: evitare infezioni della lesione, gestire il tessuto non vitale, controllare l’essudato, migliorare l’aderenza del paziente alle cure, gestire la dieta e l’apporto di liquidi, educare a eseguire una corretta igiene e idratazione della cute, aumentare l’autostima. Si effettuano eco-Doppler arterioso, tampone, monitoraggio fotografico. La medicazione viene eseguita tre volte la settimana durante la seduta dialitica e i dati vengono registrati per cinque mesi. Per due settimane la medicazione consiste in H2O2 e soluzione fisiologica, compressa in carbone attivo e argento, garze a piatto di copertura. In seguito soluzione fisiologica, idrogel per l’autolisi (solo per quattro medicazioni), schiuma in poliuretano e pellicola trasparente di copertura o alginato di calcio (per maggiore potere assorbente), con garze a piatto, olio di vasellina per idratare la cute. In cinque mesi si sono osservati due episodi di colonizzazione batterica (nel primo mese di trattamento) e due episodi di macerazione dei bordi (durante pause lunghe interdialitiche). Le medicazioni sono risultate ben tollerate e non si sono verificate allergie. Le dimensioni si sono ridotte a 5¥3,5 cm, la cute perilesionale è rosea, si è osservato il ripristino di buon tessuto di granulazione con possibilità di copertura chirurgica o trattamento con matrice modulante di proteasi (scelto dal paziente). Non si sono più riscontrati edemi declivi e discromia ridotta. Sono migliorati il self-care e l’aderenza del paziente alle cure; si è mantenuto un buon compenso glicemico. Al Doppler arterioso risultano circolo superficiale presente e lesione ben irrorata. L’abbondante essudato era associato anche alla ritenzione idrica, tipica del paziente dializzato. L’ultrafiltrazione ha ridotto gli edemi e l’essudato, migliorando l’esantema degli arti. Dopo la detersione il fondo appariva poco idratato, ma alle medicazioni successive le placche erano sempre sature. Si è limitato l’uso del gel e scelto l’utilizzo di alginato di calcio nell’intervallo più lungo di medicazione. Non si sono più riscontrati episodi di colonizzazione dopo l’uso di carbone attivo con Ag e una più attenta igiene personale. Sempre più utenti in dialisi necessitano di assistenza in wound-care e il lavoro di un gruppo multidisciplinare permette di raggiungere ottimi risultati anche in contesti non dedicati.

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