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ACTA VULNOLOGICA

Rivista di Fisiopatologia e Terapia delle Lesioni Ulcerative Cutanee


Official Journal of the Italian Association for Cutaneous Ulcers
Indexed/Abstracted in: EMBASE, Scopus, Emerging Sources Citation Index


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Acta Vulnologica 2009 March;7(1):13-19

lingua: Italiano

Le soluzioni di ipoclorito nel trattamento delle ulcere cutanee croniche infette. Una revisione della letteratura

Masina M.

Unità Operativa Complessa di Geriatria “Bentivoglio”, Dipartimento Medico AUSL di Bologna, Ospedale di Bentivoglio Bentivoglio, Bologna, Italia


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La modalità di controllo della carica batterica sulle ferite è argomento ancora controverso. L’approccio tradizionale è rappresentato dall’utilizzo di sostanze ad azione antimicrobica generalmente derivate dagli antisettici (ipocloriti, jodati, clorexidina, ecc.) al cambio di medicazione, sul modello della preparazione del campo operatorio. Nonostante l’ampio spettro di azione e le basse resistenze microbiche, per alcuni di questi prodotti sono stati segnalati effetti tossici sia locali che sistemici, in rapporto alla concentrazione utilizzata e al tempo di applicazione.
Più recentemente prodotti ad azione antimicrobica (contenenti argento o iodio) sono stati proposti all’interno di medicazioni moderne a elevata capacità di assorbimento (alginati, idrofibre, schiume, ecc.). Caratteristica comune è la bassa tossicità locale e la lenta liberazione del principio con una prolungata azione antimicrobica, che consente cambi di medicazione anche settimanali, a fronte di un costo unitario generalmente elevato. Tempestività ed efficacia nella gestione delle ferite infette possono ridurre il tempo di guarigione e minimizzare l’impatto sui costi. Per massimizzare l’effetto sulla carica batterica recenti Consensus hanno suggerito la possibilità dell’utilizzo sequenziale di una soluzione antisettica per pulire la ferita, seguito dall’applicazione di un preparato/medicazione antisettico ad azione prolungata. L’autore ha ricercato in letteratura se permangono indicazioni all’utilizzo locale di prodotti come gli ipocloriti, che per anni hanno rappresentato uno dei pilastri del trattamento locale delle infezioni e hanno un costo assai contenuto. Le conclusioni sembrano indicare che, in ulcere infette con componente necrotica, è possibile affiancare ai moderni prodotti a lento rilascio e lunga permanenza, l’applicazione al cambio di medicazione di ipocloriti a specifiche concentrazioni (come ad esempio 0,05%), che bilanciano l’aggressività locale con l’elevata potenza e le basse resistenze microbiche.

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