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ACTA VULNOLOGICA

Rivista di Fisiopatologia e Terapia delle Lesioni Ulcerative Cutanee


Official Journal of the Italian Association for Cutaneous Ulcers
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STORIA DELLA MEDICINA  


Acta Vulnologica 2004 June;2(1-2):27-33

lingua: Italiano

Piaghe e arte

Agus G. B. 1, Agus M. F. 2

1 Cattedra di Chirurgia Vascolare Università degli Studi di Milano, Milano
2 Fondazione Teatro alla Scala, Milano


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L’arte ci permette di catalogare lo scibile. E dunque, è possibile anche catalogare le piaghe nella storia dell’arte. Partendo dalla Bibbia e dalla mitologia, sono numerosi gli esempi dell’importanza di piaghe, ferite, ulcere, sia nella narrazione che nella rappresentazione artistica della stessa. Si ricordi il primordiale episodio di guarigione dell’ulcera alla gamba del re Ezechia guarito dal profeta Isaia con l’impacco di fichi, ma è soprattutto l’Iliade ove ferite e bendature sono «di casa», con celebri bassirilievi, dipinti, sculture che le ricordano.
Nell’arte del cristianesimo altre piaghe e ferite sono assai comuni: le stimmate di San Francesco, il bubbone della peste di San Rocco, i molti miracoli di guarigioni su cui domina la rappresentazione dei medici santi Cosma e Damiano.
Nella cultura islamica, che non voleva si medicassero né tantomeno si bendassero le ulcere per favorire l’eliminazione degli umori, non mancano tuttavia belle immagini di cauterizzazione delle piaghe.
Sino all’arte del Novecento si susseguiranno rappresentazioni della cura delle ferite quasi emblematiche del secolo rappresentato: la cornice rinascimentale del Quattrocento, la pietà del Seicento, l’eleganza del Settecento, l’estraniazione della contemporaneità.
Ma anche la settima arte, il cinema, è ricco di figurazioni di sanguinanti ferite e guarigioni non sempre scientificamente spiegabili. Infine, l’arte del melodramma usa il gesto del cantante d’opera per esaltare la ferita il più spesso mortale.
L’opera del medico nell’arte della guarigione delle piaghe, se trova in Omero una grande stima, spesso ha più ombre che luci, come la vicenda di Petrarca ci ricorda.

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