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ACTA PHLEBOLOGICA

Rivista sulle Malattie delle Vene e dei Linfatici


Official Journal of the Italian College of Phlebology
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Acta Phlebologica 2007 Aprile;8(1):15-20

lingua: Inglese

Trombosi venosa profonda in una Unità di Terapia Intensiva e Riabilitazione: prevalenza e sede dopo chirurgia ortopedica maggiore. È necessario lo screening?

Marcelli F. 1, Carnemolla A. 1, Gatti M. 1, Santini M. 1, Viliani T. 2, Pieri A. 1

1 Section of Angiology, 2nd Cardiology Unit A.O.U. Careggi, Florence, Italy
2 Agency for Recovery and Rehabilitation A.O.U. Careggi, Florence, Italy


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Obiettivo. I pazienti sottoposti ad interventi di chirurgia ortopedica maggiore hanno un’elevata probabilità di andare incontro a complicanze tromboemboliche. Nonostante ciò non esistono linee-guida di società scientifiche che prevedano per questi pazienti lo screening con color duplex (CD) prima della dimissione. A nostro avviso il crescente ricorso alla fisiokinesiterapia nel post-operatorio costituisce un elemento nuovo, da valutare in quest’ottica. La mobilizzazione attiva e passiva, infatti, potrebbe aumentare il rischio d embolia polmonare (EP) in pazienti con trombosi venosa profonda (TVP) non diagnosticata.
Metodi. Nel periodo 2004-2005 241 pazienti consecutivi, operati di protesi d’anca in elezione (THR) o per frattura di femore (HFS) o di protesi di ginocchio (TKR) sono stati sottoposti a screening diagnostico mediante CD completo degli arti inferiori, prima dell’ammissione in un’unità di cure riabilitative. I pazienti con TVP sono stati sottoposti ad anticoagulazione. In caso di TVP prossimale il programma riabilitativo è stato procrastinato di almeno 7 giorni, o comunque fino a dimostrazione di assenza di flottazione all’esame CD. Tre mesi dopo lo screening iniziale i pazienti sono stati contattati telefonicamente o rivalutati mediante CD, se avevano una TVP.
Risultati. L’incidenza globale di TVP all’ingresso nell’Unità di Cure Riabilitative è stata del 23,3%, con differenze nei vari gruppi chirurgici: 38,8% nei pazienti sottoposti a TKR di cui 89,2% distali e 10,8% prossimali; 16,8% nei pazienti sottoposti a THR di cui 64,2% distali e 35,8% prossimali, e 15,7% in quelli operati per HFS, di cui 50% distali e 50% prossimali. Non sono stati osservati casi di estensione prossimale di TVP distali, di EP clinicamente manifesta, né di emorragie maggiori nel periodo di osservazione.
Conclusioni. I trials clinici sui quali si basano le raccomandazioni di non effettuare lo screening diagnostico mediante CD presentano alcune peculiarità, che qui vengono analizzate, che a nostro avviso li rendono di difficile generalizzazione. Nella nostra casistica questo approccio diagnostico aggressivo ha portato all’assenza di EP e di estensioni delle TVP distali. Riteniamo che questa metodica, in mani esperte, costituisca un utile mezzo di prevenzione secondaria dell’EP e della sindrome post-trombotica.

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