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ACTA PHLEBOLOGICA

Rivista sulle Malattie delle Vene e dei Linfatici


Official Journal of the Italian College of Phlebology
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Acta Phlebologica 2006 August;7(2):69-73

lingua: Inglese

Ruolo del D-dimero nella diagnosi della tromboembolia polmonare e durata della terapia anticoagulante

Palareti G.

Department of Angiology and Blood Coagulation “Marino Golinelli” University Hospital S. Orsola-Malpighi Bologna, Italy


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I D-dimeri, prodotti finali della lisi fisiologica della fibrina stabilizzata, sono riscontrabili in basse concentrazioni in soggetti normali e con livelli più alti in numerose condizioni cliniche. Per questa ragione, il test che è altamente sensibile ma poco specifico per la presenza di TEV può essere impiegato solo per escludere la TEV nei casi in cui i valori siano inferiori ad un validato valore considerato come cut-off. Numerosi sono i metodi disponibili, che spesso danno risultati differenti. Quando si deve scegliere un metodo da applicare per la strategia diagnostica della TEV è consigliabile preferire metodi sensibili e con valori di cut-off validati con studi clinici condotti in pazienti con sospetta TEV. Sebbene altamente sensibile per la TEV, il test tuttavia non può essere usato isolatamente, ma deve essere incluso in una strategia diagnostica che comprende anche la probabilità clinica e l’esecuzione di test strumentali non-invasivi. Recentemente è stato suggerito un nuovo uso clinico del test. La durata ottimale della TAO dopo un primo episodio di TEV è ancora incerta, per la tendenza di quest’ultima a recidivare dopo la sospensione della TAO, qualsiasi sia stata la durata del trattamento. Il significato dei D-dimeri come marker di ipercoagulabilità e di fattore di rischio di recidiva dopo sospensione della TAO è stato recentemente esaminato, e il suo significato predittivo di recidiva è stato confermato da vari studi prospettici. Lo studio PROLONG, randomizzato e controllato, recentemente pubblicato, ha dimostrato che pazienti con un primo episodio idiopatico di TEV che avevano ricevuto TAO per non meno di 3 mesi, e che avevano valori alterati di D-dimeri dopo un mese dalla sospensione della TAO avevano un’incidenza di recidive più alta (15%) rispetto a quelli che avndo D-dimeri alterati avevano ripreso la TAO (2,9%; p=0,005), ed anche più alta di quelli che avevano D-dimeri normali (6,2%; p=0,005). Questo studio per la prima volta ha dimostrato che c’è vantaggio a riprendere la TAO in pazienti il cui livello di D-dimeri sia alterato dopo un mese dalla sospensione dell’anticoagulazione.

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