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ACTA PHLEBOLOGICA

Rivista sulle Malattie delle Vene e dei Linfatici


Official Journal of the Italian College of Phlebology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, Scopus, Emerging Sources Citation Index


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CASI CLINICI  


Acta Phlebologica 2005 December;6(3):137-44

lingua: Inglese

Allograft in wound healing: uncommon uses

Mosti G., Iabichella M. L., Picerni P., Magliaro A., Mattaliano V.

Reparto di Angiologia e Cardiologia, Clinica M.D. Barbantini, Centro Studi “Città di Lucca”, Lucca


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Dopo aver provato l’efficacia degli innesti omologhi nelle ulcere a lenta guarigione abbiamo tentato di curare, con questo metodo, ulcere con particolari caratteristiche: presenza di esposizione tendinea, sottominature, fistole.
Nove pazienti affetti da ulcere con tali caratteristiche sono stati inclusi in questo studio; dopo aver preparato il findo dell’ulcera con medicazioni in ambiente mido abbiamo usato il materiale omologo come zaffo biologico ed abbiamo riempito con esso le grosse perdite di tessuto, le sottominature, le fistole. Non sono stati usati punti o graffes metalliche e l’innesto è stato fissato con garze non adesive e bendaggio dell’arto affetto. Il dolore e l’essudato, quando presenti, furono drammaticamente ridotti o cessarono dopo l’innesto. Tutti i pazienti sono guariti in 11.3 settimane (range da 4 a 34). L’innesto, trasformando una ferita aperta in una chiusa, induce una ben documentata azione antisettica e rappresenta uno stimolo efficace per la neovascolarizzazione e la migrazione cheratinocitaria dai bordi della ferita.
Inoltre, l’innesto omologo, intrappolato nella ferita agisce come matrice di supporto per la colonizzazione da parte delle cellule dell’ospite.
Non sono stati osservati eventi avversi.
Questo metodo può essere un rimedio efficace nel promuovere la guarigione di ulcere con caratteristiche inusuali.

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