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ACTA PHLEBOLOGICA

Rivista sulle Malattie delle Vene e dei Linfatici


Official Journal of the Italian College of Phlebology
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Acta Phlebologica 2004 April;5(1):1-6

Copyright © 2004 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Il trattamento antitrombotico nella sindrome post-flebitica. Studio di confronto fra eparina standard e una eparina a basso peso molecolare (nadroparina calcica)

Colombo F. 1, Farina M. A. 2, Priulla R. 3, Bonadeo P. 4, Romagnoli G. 5, Ballo M. 6, Fossati L. 7, Gasbarro V. 8

1 Servizio Angiologia, Casa di Cura “La Madonnina”, Milano;
2 Unità Operativa di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare, Azienda Ospedaliera San Sebastiano, Caserta;
3 Ambulatorio di Angiologia e Diagnostica Vascolare Non Invasiva c/o Ospedale Koelliker, Torino;
4 Istituto Chirurgia Vascolare, Università degli Studi di Milano, Milano;
5 Unità Operativa di Chirurgia, Sede di Luino, Ospedale di Circolo, Varese;
6 Cattedra di Angiologia, Università degli Studi di Palermo, Palermo;
7 Ambulatorio Vascolare, ARS Medica, Monza (MI);
8 U.O. Chirurgia Vascolare, Arcispedale S. Anna, Ferrara


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OBIETTIVO: La sindrome post-flebitica è caratterizzata, nel suo decorso cronico, dalla possibile occorrenza di episodi di riacutizzazione trombotica, ciò che può richiedere l’adozione di una profilassi farmacologica.
Il presente studio ha avuto come obiettivo una valutazione di confronto, in termini di efficacia e tollerabilità, fra un trattamento giornaliero con eparina calcica non frazionata (5.000 UI una iniezione sottocute due volte al giorno) e quello con una eparina a basso peso molecolare (nadroparina calcica, 3800 UI anti-Xa, 1 iniezione sottocute/die), in pazienti con sindrome post-flebitica in cui, per la concomitanza di situazioni predisponenti lo sviluppo di recidive di trombosi dell’asse venoso profondo o di varicoflebiti in territorio safenico svalvolato, veniva ritenuta adeguata la somministrazione di una profilassi antitrombotica con eparina.
METODI: Sono stati complessivamente trattati, per un periodo medio di circa 30 giorni, 597 pazienti, 288 nel gruppo eparina standard (UFH), 309 nel gruppo nadroparina calcica (LMWH).
RISULTATI: I risultati dello studio hanno evidenziato la sostanziale efficacia di entrambi i presidi testati, sia nel miglioramento della sintomatologia clinica che nell’evoluzione delle lesioni trofiche correlate alla sindrome post-flebitica.
Il trattamento con nadroparina calcica, in confronto a quello con UFH, ha manifestato un effetto più rilevante sia in termini di miglioramento dei segni/sintomi clinici (edema, p<0,001, senso di pesantezza all’arto, p<0,001 e bruciore, p=0,004), che di riduzione delle dimensioni delle ulcere pre-esistenti (p<0,001).
L’occorrenza di una recidiva di trombosi venosa profonda (TVP) si è verificata in 5 pazienti (1,7%) fra i soggetti trattati con UFH, ed in nessun caso all’interno del gruppo in terapia con nadroparina calcica (p=0,02 fra i trattamenti), mentre la comparsa di varicoflebite nel corso dello studio è stata rilevata in 11 casi (3.8%) fra i soggetti in trattamento con eparina standard ed in soli 3 pazienti (1,0%) assegnati alla terapia con nadroparina calcica (p=0,02).
Entrambi i trattamenti hanno presentato una buona tollerabilità, con minori effetti indesiderati a livello locale (sito di iniezione) nel gruppo trattato con nadroparina calcica, essenzialmente in relazione al ridotto numero di somministrazioni sottocutanee necessarie.
CONCLUSIONI: Le evidenze di questo studio sembrano indicare l’efficacia e la tollerabilità di nadroparina calcica nel trattamento di pazienti con sindrome post-flebitica che richiedono una terapia antitrombotica. Ulteriori studi sono auspicabili per confermare, anche con disegni sperimentali differenti, la validità di tali indicazioni.

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