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ACTA PHLEBOLOGICA

Rivista sulle Malattie delle Vene e dei Linfatici


Official Journal of the Italian College of Phlebology
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Acta Phlebologica 2002 August;3(2):101-6

lingua: Inglese

External ­valve-sup­port (EVS) for saph­e­nof­e­mo­ral junc­tion incom­pe­tence. Randomized ­trial at 3 ­years fol­low-up

Agus G. B., Bavera P. M., Mondani P., Santuari D.

Chair of Vascular Surgery, Igea Clinic, University of Milan, Milan, Italy


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OBIETTIVO: I tempi per utilizzare tecniche di valvuloplastica della giunzione safeno-femorale nel trattamento della patologia varicosa, dopo un lungo periodo di sperimentazione condotto in Italia, sono ormai giunti. Dalla fine del 1998, è iniziato uno studio multicentrico internazionale: lo studio IMES (International Multicenter EVS Study). L’obiettivo di questo studio è valutare l’efficacia di un nuovo presidio chirurgico, il device valvolare esterno (EVS) e le tecniche di valvuloplastica esterna della vena grande safena. Lo scopo del presente lavoro è confrontare i risultati ottenuti tra procedura EVS e chirurgia tradizionale in follow-up di 3 anni, alla luce di risultati clinici, emodinamici e di qualità della vita.
METODI: Sono stati selezionati 24 pazienti, 18 di sesso femminile e 6 di sesso maschile, nel periodo gennaio-dicembre 1999, affetti da incompetenza della giunzione safeno-femorale, con conseguente patologia varicosa non complicata. L’età dei pazienti era compresa tra 26 e 57 anni, con una media di 48 anni. Tutti i pazienti sono stati trattati dallo stesso operatore, per uniformare il più possibile il trattamento chirurgico. I pazienti con patologia venosa superficiale sono stati randomizzati in 2 gruppi differenti. Secondo la classificazione CEAP, tutti i pazienti erano classificabili Cs2,3 - Ep - A2,3p17, 18 - Pr. Il primo gruppo (Gruppo 1), è stato trattato con tecniche chirurgiche tradizionali (crossectomia SF o stripping, in base alla tipologia del reflusso), oltre a flebectomie multiple stab-avulsion ove necessario. Il secondo gruppo (Gruppo 2) è stato sottoposto a valvuloplastica esterna SF con device esterno. Ogni paziente candidato al trattamento è stato sottoposto prima dell’intervento a eco color-Doppler, pletismografia ad aria o rilevamento della pressione venosa in ortostatismo e al test di Trendelemburg, per definire il numero, lo stato e l’orientamento dei lembi valvolari oltre al diametro della vena grande safena. L’impatto del trattamento chirurgico sulla qualità della vita è stato quantificato utilizzando la versione Italiana del questionario specifico per la patologia varicosa, Aberdeen Varicose Vein Questionnaire (AVVQ).
RISULTATI: In 12 pazienti è stato impiantato un device in PTFE scelto tra i 3 formati disponibili, disposto attorno alla porzione preterminale della giunzione SF per correggerne il calibro e ripristinare la funzionalità dei lembi valvolari. I rimanenti 12 sono stati sottoposti a trattamento chirurgico convenzionale. Follow-up ad 1 e 6 mesi, 1 e 2 anni con chiusura a 42 mesi sono stati condotti secondo criteri soggettivi e obiettivi, considerando la risoluzione del quadro varicoso iniziale e l’incidenza di varici recidive. Non sono stati rilevate complicazioni correlabili alla presenza del device, con elevata percentuale di competenza della valvola riparata: solo in un paziente è risultata la permanenza di reflusso in sede di intervento. Tutti i pazienti hanno ottenuto ottimi risultati, pressoché sovrapponibili nei due gruppi trattati.
CONCLUSIONI: Nonostante attualmente siano disponibili eccellenti studi con controlli a distanza di 5 e 10 anni, possiamo considerare comunque interessante questa nostra esperienza su un piccolo gruppo randomizzato di pazienti. Il nostro studio, nonostante la sua imperfezione di base per l’esiguità numerica a fini statistici, aspetto demandato al più completo RCT multicentrico, comunque dimostra l’effetto positivo per i pazienti in termini di qualità della vita, nonostante non siano emerse significative differenze tra i due gruppi. È nostra opinione che la valvuloplastica esterna sia una metodica proponibile per ottenere un ripristino anatomico e funzionale della insufficienza safenica interna, in gruppi selezionati di pazienti (circa 5-8%).

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