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ULTIMO FASCICOLOACTA PHLEBOLOGICA

Rivista sulle Malattie delle Vene e dei Linfatici

Official Journal of the Italian College of Phlebology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, Scopus, Emerging Sources Citation Index

Periodicità: Quadrimestrale

ISSN 1593-232X

Online ISSN 1827-1766

 

Acta Phlebologica 2000 Settembre;1(1):33-38

 ORIGINAL ARTICLES

Telangiectases in venous insufficiency. Investigation of refluxes and sclerotherapy. Follow-up at four years

Mariani F. 1, Trapassi S. 2, Manchini St. 2, Mancini S. 2

1 Interdepartmental Centre of Research, Treatment and Phlebolymphological Rehabilitation, Institute of General Surgery and Surgical Specializations, University of Siena, Siena, Italy;
2 Institute of Plastic and Reconstruction Surgery, University of Parma, Italy

OBIETTIVO: Scopo della ricerca è di verificare le possibili cause della comparsa di reticoli venosi e teleangiectasie non dipendenti da reflusso della safena.
METODI: Lo studio è stato condotto su 106 pazienti di sesso femminile di età compresa tra 18 e 65 anni, affette da insufficienza venosa (IVC) allo stadio C1a-s Ep As1 secondo la classificazione CEAP, che presentavano teleangiectasie e varici reticolari degli arti inferiori del tipo II e III della classificazione di Weiss, con assi safenici continenti e sistema venoso profondo pervio e normale. L’esame strumentale è stato effettuato, dopo accurata anamnesi ed ispezione clinica, sia in posizione clinostatica che ortostatica, praticando le consuete manovre di compressione distale per il rilievo del reflusso, con sistema eco color-duplex HF e sonda da 10 mHz. usando talvolta cuscinetti distanziatori per migliorare la risoluzione in superficie. È stato inoltre utilizzato un sistema di transilluminazione cutanea (Venoscope®) per verificare la presenza di varici reticolari sottocutanee nelle aree esplorate sedi di teleangiectasie, se l’ispezione clinica risultava negativa.
RISULTATI: Nel 100% dei casi si è rilevata la presenza di varici reticolari in associazione alle teleangiectasie, nel 73,5% (147 su 200) di una o più perforanti incontinenti (diametro medio 1,6 mm) e nell’83,6% (123 su 147) si è potuto constatare che la fonte del reflusso maggiore si trovava nell’area basale della teleangiectasia. La scleroterapia è stata dunque effettuata in prima istanza il più vicino possibile alle perforanti incontinenti o all’area basale delle efflorescenze teleangiectasiche, anche quando non è stato possibile rilevare la presenza di perforanti, per poi passare nelle sedute seguenti (ogni 7-15 giorni) alle ramificazioni e dilatazioni venulari residue. La abolizione completa delle microvarici si è ottenuta nell’88% dei casi (176 aree su 200), le complicazioni sono rappresentate da pigmentazione emosiderinica (1,5%, 3 su 200) e matting (1%, 2 su 200). Nelle 24 zone resistenti alla terapia non si è riusciti a dimostrare la presenza di reflussi, mentre nel 24,5% dei casi (49 aree su 200, superficie media 15,4 cm2) sono state sufficienti due sedute di scleroterapia per ottenere a distanza di tempo (circa quattro settimane) la scomparsa delle microvarici. Il follow-up a quattro anni su 168 teleangiectasie trattate ha mostrato la comparsa di recidive nel 61,3% dei casi (103 su 168), di queste però il 95,1% (98 su 103) in aree diverse da quelle iniziali e quindi solo il 4,8% (5 su 103) ha recidivato dove era stato effettuato il trattamento scleroterapico.
CONCLUSIONI: Nell’insufficienza venosa tutte le teleangiectasie sono accompagnate da reticoli venosi o «venule satelliti», anche non visibili ai soli test clinici. Nella maggior parte dei casi le sorgenti del reflusso sono distinguibili come vene perforanti incontinenti e sono localizzate nell’area basale delle teleangiectasie.

lingua: Inglese


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