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MINERVA ANESTESIOLOGICA

A Journal on Anesthesiology, Resuscitation, Analgesia and Intensive Care


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036


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CONFERENCES  SMART 2002 Milan, May 29-31, 2002


Minerva Anestesiologica 2002 April;68(4):138-46

language: English

The abdominal compartment syndrome. Clinical relevance

Aspesi M., Gamberoni C., Severgnini P., Colombo G., Chiumello D. *, Minoja G., Tulli G. **, Malacrida R. ***, Pelosi P., Chiaranda M.

From the Service of Anesthesia and Resuscitation ''B'', Department of Clinical and Biological Sciences Ospedale di Circolo and Macchi Foundation University of Insubria, Varese, Italy
*Institute of Anesthesia and Resuscitation Ospedale Maggiore IRCCS, Milan, Italy
**Service of Anesthesia and Resuscitation Nuovo Ospedale San Giovanni di Dio Florence, Italy
***Intensive Care Unit, Regional Civic Hospital Lugano, Switzerland


FULL TEXT  


L’aumento della pressione intra-addominale (IAP) può essere riscontrato in molteplici situazioni riscontrate in Terapia Intensiva, come asciti, emorragie addominali, utilizzo di “pantaloni antishock” (MAST), occlusioni intestinali, tumori addominali estesi e durante dialisi peritoneale o laparoscopia 1-3. L’evidenza sia clinica che sperimentale suggerisce che l’aumento della IAP può indurre effetti avversi sull’apparato cardiaco, renale, respiratorio e sui processi metabolici 1-5. Tuttavia l’aumento della IAP è raramente riscontrato e trattato nei Centri di Terapia Intensiva (CTI). Per questo possono essere ricercate due ragioni: le conseguenze fisiologiche dell’aumento della IAP non sono ben conosciute da molti medici e, a maggior ragione, la possibilità di misurare semplicemente la IAP non è ben documentata.
In questo lavoro si sottolineano diversi aspetti: 1) le differenti metodologie proposte per valutare la IAP in CTI; 2) gli aspetti fisiopatologici conseguenti all’aumento della IAP; 3) i dati clinici esistenti inerenti l’aumenti della IAP nei pazienti critici.
Considerando nell’insieme i dati in possesso si può concludere che: 1) molteplici sono le tecniche utili per stimare la IAP al letto del paziente; 2) la IAP compresa tra 10 e 20 cmH2O è da ritenersi sostanzialmente aumentata rispetto a quella di soggetti normali. La maggior parte di questi pazienti (>90%) mostra segni e sintomi di ipertensione intra-addominale (IAH), mentre pochi (<5%) presentano le caratteristiche cliniche della sindrome compartimentale addominale (ACS); 3) la IAP differisce tra le categorie dei pazienti ed il suo aumento non è limitato ai soli pazienti chirurgici; 4) l’aumento della IAP pare influenzare la funzione respiratoria, emodinamica, renale e la fisiologia intestinale e cerebrale; 5) la IAP sembra essere ben correlata agli indici di gravità ma la sua relazione con la mortalità è controversa; 6) la stima routinaria della IAP attraverso la misurazione della pressione vescicale non è associata ad un aumento delle infezione del tratto urinario.

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