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MR Giornale Italiano di Medicina Riabilitativa 2016 December;30(4):271-4

language: Italian

La sindrome delle faccette articolari

Cristiano SCONZA 1, Marco MONTICONE 2, Cesare CERRI 1

1 Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa, Università degli Studi di Milano, Bicocca, Milano, Italia; 2 UO di Riabilitazione Specialistica Neuromotoria, Istituto Scientifico di Lissone, Fondazione S. Maugeri, IRCCS, Pavia, Italia


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Fin dalla loro prima descrizione, molti studi scientifici hanno indagato il ruolo delle articolazioni zigoapofisarie o faccette articolari nella genesi del dolore spinale. La sindrome delle faccette articolari rappresenta ormai una patologia dalla comprovata esistenza e importante prevalenza nella popolazione mondiale, basti pensare che i trattamenti mininvasivi sulle faccette rappresentano la seconda più comune procedura percutanea eseguita nei centri di terapia del dolore negli Stati Uniti. A causa di alterazioni biomeccaniche dovute al protrarsi di microtraumi da carico soprattutto in movimenti torsionali e in estensione del rachide, le articolazioni interapofisarie posteriori possono sviluppare fenomeni infiammatori, alterazioni degenerative articolari e causare dolore. Con l’invecchiamento e l’instaurarsi di un vero e proprio processo artrosico, la patologia può progredire e, poiché spesso associata a una degenerazione del disco
intervertebrale, la colonna può andare incontro ad instabilità e sviluppo di una sindrome dolorosa cronica. Non ci sono criteri della storia naturale di malattia o test clinici patognomonici per la diagnosi certa, ma le caratteristiche cliniche specifiche possono indirizzarci verso la diagnosi permettendoci di escludere patologie della colonna più comuni e di selezionare con cura i pazienti da sottoporre ad ulteriori approfondimenti diagnostici. I dati sulla correlazione di immagini radiografiche, TC e RM con la presenza di una patologia delle faccette articolari sono poco specifici. La sindrome delle faccette articolari può essere diagnosticata con più sicurezza sulla base di blocchi anestetici controllati, i quali però sono gravati da un discreto tasso di falsi positivi, risulta dunque fondamentale l’accurata selezione dei pazienti al fine di un corretto iter diagnostico. Il trattamento prevede un approccio multimodale costituito da un trattamento riabilitativo conservativo mediante fisiochinesiterapia e in casi selezionati terapia cognitivo-comportamentale a cui può essere associato l’utilizzo di terapie fisiche e tecniche manuali. In caso di scarso o parziale beneficio, è necessario associare un trattamento finalizzato alla riduzione del dolore mediante terapia farmacologica e procedure spinali mininvasive. l’approccio percutaneo mininvasivo permette l’esecuzione di iniezioni intra-articolari di steroidi e anestetici, blocchi nervosi delle faccette articolari, neuromodulazione nervosa mediante radiofrequenze pulsate o denervazione con radiofrequenze continue. Queste metodiche possono essere eseguite sotto guida radiografica ma è in forte espansione l’efficace utilizzo della guida ecografica. Studi di valutazione sui risultati a lungo termine di queste procedure hanno finora fornito prove con diversi livelli di evidenza scientifica, ma complessivamente possono ritenersi efficaci.

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